Mattarella telefona alla madre di Alberto Trentini, cooperante detenuto in Venezuela da oltre un anno

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La telefonata è arrivata nei giorni scorsi, un segnale che, pur non sbloccando una situazione ferma da tredici mesi, cerca di lenire un'angoscia protratta. Sergio Mattarella ha chiamato Armanda Colusso, la madre di Alberto Trentini, il cooperante italiano detenuto in Venezuela dal 15 novembre del 2024, esprimendo la sua vicinanza e la solidarietà di tutto il Paese-1-4. Il gesto del presidente della Repubblica, appreso da fonti vicine alla famiglia, giunge dopo che la donna, in una recente intervista radiofonica, aveva lanciato un appello chiedendosi se il figlio potesse pensare che la sua nazione lo avesse abbandonato-1.

Una detenzione senza capi d'accusa chiari

Alberto Trentini, 46 anni, era partito per il Venezuela nell'ottobre del 2024 per una missione con l'organizzazione non governativa Humanity & Inclusion, che fornisce assistenza alle persone con disabilità. Il suo arresto, avvenuto mentre si recava in missione, non è mai stato seguito da una formale notifica delle accuse, sebbene in un secondo momento sia emerso che gli vengono contestati reati di cospirazione e terrorismo. Per settimane dopo il fermo, la sua famiglia e le autorità diplomatiche italiane non hanno avuto sue notizie né hanno potuto stabilire con certezza la sua ubicazione. Attualmente è rinchiuso nel penitenziario di El Rodeo I, a Caracas, una struttura la cui gestione è affidata al Controspionaggio militare venezuelano.

Il contesto di tensione e le condizioni nel carcere di El Rodeo

La sua detenzione si svolge in un clima di forte pressione internazionale sul Venezuela. Di recente, agenti del Controspionaggio militare hanno radunato i detenuti di El Rodeo I, inclusi gli stranieri, minacciandoli di morte in caso di un attacco militare statunitense al paese. "Se gli Stati Uniti ci toccano sarete i primi a morire", avrebbero dichiarato, in un messaggio letto dagli osservatori come un tentativo di usare i prigionieri come strumento di ricatto verso i governi occidentali. La situazione carceraria è descritta come fatiscente e disumana, un contesto in cui la detenzione di stranieri diviene moneta di scambio. Alcuni ex compagni di cella, rilasciati un mese fa, hanno potuto confermare che Trentini era vivo e riceveva le medicine, sebbene le loro testimonianze raccontino di torture e privazioni all'interno della prigione.

I tentativi diplomatici e l'azione del governo italiano

L'azione diplomatica italiana prosegue attraverso canali diversi. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito che la liberazione di Trentini e degli altri italiani detenuti in Venezuela, circa una dozzina, è una priorità, pur sottolineando le complessità di una trattativa il cui esito non dipende da Roma. A novembre, l'incaricato d'affari italiano a Caracas, Giovanni De Vito, ha potuto visitare Trentini in carcere, riscontrando un umore migliore rispetto agli incontri precedenti e incontrando anche un altro detenuto italiano, Mario Burlò. Parallelamente, un'organizzazione internazionale per i diritti umani ha avviato una missione esplorativa a Caracas, cercando di aprire un canale di dialogo diretto con le autorità locali in un'ottica strettamente umanitaria. Un loro emissario si è recato a El Rodeo I e ha in programma di consegnare una lettera della madre di Trentini al presidente venezuelano Nicolás Maduro.

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