Stellantis, la Gigafactory di Termoli nel limbo dei rinvii
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Redazione Economia
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A quasi due anni dalla sospensione del progetto per la Gigafactory di Termoli, la situazione permane in uno stallo che alimenta crescenti perplessità, mentre Stellantis continua a rimandare le decisioni definitive. L’ultimo slittamento, che ha interessato la presentazione del nuovo piano industriale spostandola dal marzo al giugno del 2026, costituisce l’ennesima posticipazione; una dinamica che, inevitabilmente, solleva interrogativi sulla volontà di dare un impulso concreto allo sviluppo produttivo nazionale, lasciando in sospeso le sorti di un investimento strategico. L’attesa, prolungata oltre ogni ragionevole previsione, finisce per minare la credibilità di un percorso annunciato come fondamentale per la transizione energetica del settore, generando un clima di incertezza che si ripercuote sull’intero indotto.
I fattori esterni che pesano sul gruppo
Le motivazioni alla base di questi continui rinvii vengono individuate dalla stessa azienda in una serie di “fattori esogeni critici”, come li ha definiti il management, che stanno rimodellando gli equilibri globali del mercato automobilistico. Tra questi, pesano in modo particolare i dazi commerciali imposti dagli Stati Uniti e le decisioni ancora in divenire che l’Unione Europea assumerà in materia di normative per l’auto elettrica, il cui esito potrebbe stravolgere gli attuali piani industriali. La presentazione del nuovo piano strategico, il cosiddetto Capital Markets Day inizialmente calendarizzato per la primavera, potrebbe dunque subire un ulteriore rinvio, un segnale che dimostra quanto il gruppo sia costretto a navigare in un contesto internazionale estremamente volatile e poco prevedibile.
Il riassetto manageriale e il nuovo ruolo di Modena
Nel frattempo, procede il profondo riassetto ai piani alti dell’azienda, voluto dall’amministratore delegato Antonio Filosa, che ha richiamato in servizio manager di lunga esperienza come Mauro Pino, uno dei cosiddetti “Marchionne boy”, affidandogli la responsabilità della produzione in Nord America. Parallelamente, si delinea una nuova vocazione per lo stabilimento di Modena, il quale, come annunciato, non si limiterà alla produzione delle vetture Maserati ma diventerà un polo dedicato anche alla customizzazione e alla realizzazione di modelli fuoriserie per diversi brand del gruppo. Un’iniziativa che mira a sfruttare le competenze artigianali del territorio, sebbene resti un progetto distinto e separato dalle questioni irrisolte che riguardano gli impianti di Termoli.
L’assenza di una road map chiara
Ciò che emerge dal susseguirsi di annunci e posticipazioni è, in definitiva, la mancanza di una road map chiara e definitiva per il sito molisano, la cui riconversione era stata accolta come un simbolo della nuova era industriale. L’assenza di comunicazioni ufficiali e di scadenze vincolanti, unita al protrarsi di un silenzio operativo, trasforma la promessa della Gigafactory in un’attesa carica di apprensione, nella quale le legittime aspettative di un territorio rischiano di essere deluse. Senza una data certa per l’avvio dei lavori e con un piano industriale ancora in fase di definizione, il futuro dell’impianto resta appeso a equilibri geopolitici e strategie aziendali i cui esiti sono tutto fuorché scontati.




