La Fenice, il Comitato attacca Venezi: «Sui nostri abbonati dice il falso, parole offensive»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale del Teatro La Fenice, un incarico che dovrebbe diventare esecutivo dal prossimo ottobre, continua ad alimentare un dibattito acceso e a polarizzare l’opinione di lavoratori e pubblico, una vicenda che non accenna a trovare una composizione. L’ultima scintilla, destinata ad allargare ulteriormente la frattura, è scoccata dopo un’intervista rilasciata dalla direttrice d’orchestra al quotidiano argentino El Clarín, nella quale, ripercorrendo le polemiche che hanno accompagnato la sua designazione, ha rilasciato alcune dichiarazioni che hanno profondamente irritato il Comitato Fenice Viva di Venezia. Venezi, nel raccontare la sua visione per il futuro del teatro veneziano, aveva accennato alla necessità di attrarre nuovi pubblici, lasciando intendere come l’attuale base di abbonati sia composta prevalentemente da persone con più di ottant’anni. Un’affermazione, questa, che è stata percepita come una caratterizzazione riduttiva e inaccurata del pubblico della Fenice, scatenando una reazione immediata e al vetriolo da parte del comitato che riunisce una parte dei lavoratori e dei frequentatori del teatro.

La replica del Comitato non si è fatta attendere ed è stata categorica nel respingere la ricostruzione della direttrice. In una nota, i membri hanno bollato le sue parole come «mendaci e offensive», respingendo con forza l’identikit dell’abbonato tipo tracciato da Venezi. «Falso dire che gli abbonati sono tutti anziani e over 80», hanno sottolineato, rivendicando la pluralità e la composizione variegata del pubblico che sostiene la vita del teatro veneziano. Questo nuovo capitolo della controversia, che si inserisce in un clima già tesissimo segnato da scioperi e proteste da parte dell’orchestra e dei sindacati, dimostra come ogni dichiarazione pubblica della musicista, la quale ha spesso scelto di non entrare nel merito delle contestazioni, venga vagliata con la lente d’ingrandimento e possa inasprire ulteriormente gli animi di chi si oppone alla sua nomina.

La direttrice, nel corso della stessa intervista al magazine del Clarín, aveva inquadrato le polemiche seguite alla sua nomina in una cornice più ampia, di natura politica e culturale. Venezi ha sostenuto di essersi resa conto di essere finita «nel mezzo di una questione politica», interpretando gli attacchi come un modo indiretto per colpire l’attuale governo, anche in considerazione della concomitanza con le elezioni regionali in Veneto. A ciò, aveva aggiunto la direttrice, si sommerebbe un «aggravante» legato alla sua condizione di «lavoratrice» e di «donna», lamentando la persistenza di «molto machismo» in Italia. Una linea difensiva, questa, che riprende concetti già espressi in passato, quando aveva parlato di una narrazione distorta della vicenda e di un clima nel quale, a suo dire, «la verità non interessa a nessuno». Le sue parole, però, lungi dal gettare acqua sul fuoco, hanno riacceso la protesta proprio sul fronte del pubblico, con il Comitato che si è sentito chiamato in causa direttamente.

La posizione di Muti e il nodo delle competenze artistiche

In un contesto così polarizzato, dove le posizioni sembrano inconciliabili e il confronto si gioca spesso sui media, è intervenuto con equilibrio e saggezza il maestro Riccardo Muti, figura carismatica e punto di riferimento indiscusso nel panorama musicale internazionale. Interpellato sulla questione che sta agitando le acque della laguna, Muti ha scelto una linea prudente e, al tempo stesso, di alto profilo professionale, invitando a non emettere sentenze senza un’effettiva conoscenza dei fatti artistici. «Primo non do giudizi su persone che fanno la stessa professione», ha esordito il celebre direttore, «secondo non l’ho mai vista dirigere quindi non posso dare giudizi, e anche se l’avessi vista dirigere non darei un commento perché lo troverei sgradevole». Un monito, il suo, a tenere distinte le valutazioni artistiche dalle polemiche personali o politiche, che troppo spesso finiscono per offuscare il merito delle questioni.

Muti ha poi aggiunto una considerazione che suona come un invito alla pazienza e al lavoro sul campo, elementi che dovrebbero essere alla base di qualsiasi percorso di crescita in ambito musicale. «Leggo tante cose sui giornali. Lasciatela dirigere», ha affermato con decisione, «e poi le orchestre varie e i cori vari decideranno, pensando che nella storia ci sono direttori che in un teatro con un’orchestra funzionano benissimo e con altre no». Un’osservazione, quest’ultima, che introduce un elemento di complessità spesso trascurato nel dibattito: la chimica che si instaura tra un direttore e un’orchestra è un fattore imponderabile, che non può essere decretato a priori né sulla base del curriculum, né tantomeno in base a presunte appartenenze politiche. Le parole di Muti, se da un lato invitano a concedere a Venezi l’opportunità di esprimersi sul podio della Fenice, dall’altro ribadiscono che il giudizio finale, quello che conta, spetta solo ai musicisti e al pubblico, dopo averla ascoltata e valutata sul campo.

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