Inchiesta su femminicidio, si suicidano i genitori dell'accusato

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La campagna di Anguillara, da settimane sconvolta dal ritrovamento del Corpo senza vita di Federica Torzullo, è stata teatro di una nuova, luttuosa scoperta. Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, genitori di Claudio Carlomagno – l’uomo che ha confessato l’omicidio dell’ex moglie – sono stati rinvenuti senza vita all’interno della loro abitazione, un epilogo che getta un’ombra ancora più cupa su una vicenda già segnata dalla violenza. I due coniugi, che non erano indagati nell’ambito delle procedure giudiziarie, hanno scelto di porre fine alla propria esistenza, lasciando un biglietto in cui accennavano a un senso di vergogna e a un’insostenibile pressione, quella stessa che li aveva spinti, nei quindici giorni precedenti, a un volontario isolamento dal mondo esterno.

Il silenzio dopo la scoperta del

Da quando, nei terreni dell’azienda di famiglia dedita allo smaltimento di terra, è riemerso il straziato di Federica Torzullo, per i due anziani coniugi il tempo sembra essersi cristallizzato in un’unica, interminabile attesa. Maria Messenio, che aveva ricoperto l’incarico di assessora alla sicurezza per il comune di Bracciano e che in passato aveva servito nelle forze dell’ordine, aveva inizialmente accompagnato il figlio a denunciare la scomparsa della donna, per poi rassegnare le dimissioni dal proprio ruolo amministrativo e ritirarsi in un mutismo totale. Una reazione simile aveva riguardato il marito Pasquale, titolare dell’impresa in cui lavorava anche il figlio, il quale, pur essendo stato ascoltato dagli inquirenti nella sua veste di testimone, aveva seguito la stessa, claustrale via del silenzio, rinchiudendosi con la moglie nella villa senza più concedersi contatti con l’esterno.

Il peso del giudizio e l’isolamento

La loro scomparsa, definita dalla sorella della vittima come una tragedia nella tragedia, appare l’esito di un disagio profondo, di una percezione di essere stati travolti, nonostante la loro estraneità ai fatti di sangue, dalle colpe del figlio. Quello che ne è seguito è stato un progressivo, inesorabile arretramento dalla vita pubblica, un tentativo di sfuggire a giudizi e pettegolezzi che, inevitabilmente, finivano per lambire anche la loro figura. La scelta estrema, alla quale hanno posto fine con un metodo che le autorità non hanno voluto dettagliare oltre il necessario per rispetto dei familiari e della delicatezza dell’accaduto, sembra scaturire da una convinzione di non avere alcuna via d’uscita, di non poter più guardare in faccia nessuno, neppure i propri cari, a cui hanno indirizzato un ultimo, struggente messaggio.

Un rapporto familiare già complicato

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.