La guerra elettorale al Real Madrid tra Perez e Riquelme si gioca (anche) in tv, tra un vecchio amore e uno straniero

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Redazione Sport Redazione Sport   -   È una delle campagne elettorali più seguite e bizzarre degli ultimi anni, quella che si sta consumando in casa Real Madrid, e che il prossimo 7 giugno porterà i soci del club a scegliere se confermare Florentino Perez o affidare le chiavi del Bernabeu al giovane sfidante Enrique Riquelme.

Se da una parte – quella del presidente uscente, forte di sette Coppe dei Campioni vinte durante la sua gestione, un record assoluto – arriva la promessa di un ritorno che sa di déjà-vu e di rivalsa personale, dall'altra la contromossa è affidata a un annuncio ad effetto, pronunciato in diretta televisiva, che ha scatenato l'ira di un intero club inglese. Il nervo scoperto della contesa, insomma, è il mercato, diventato improvvisamente un ring sul quale i due candidati lanciano proclami e ipotetici colpi da novanta per conquistare il favore dei propri azionisti.

La strategia di Perez: blindare il futuro con un vecchio amore

Florentino Perez, dal canto suo, non ha alcuna intenzione di cedere terreno, e forte di una credibilità costruita in anni di vittorie e di acquisti faraonici, punta su un nome che sa di sfida e di carattere: José Mourinho. Il tycoon, che ha più volte ribadito come Forbes abbia eletto i suoi Galacticos come club calcistico di maggior valore al mondo per il quinto anno consecutivo, ha lasciato intendere che, in caso di rielezione, l’allenatore portoghese farebbe ritorno sulla panchina del Bernabeu.

Una mossa, quella di riabbracciare il tecnico lusitano, che sa di scelta quasi affettiva oltre che strategica, considerando che il suo primo ciclo (durato dal 2010 al 2013) gettò le basi per le successive egemonie europee, anche se all’epoca non arrivò mai la Coppa dalle grandi orecchie.

A completare il quadro, Perez ha anche gettato sul piatto un nome ben preciso per la linea verde: Ibrahima Konaté, il difensore del Liverpool che – secondo quanto riportato dal suo entourage – sarebbe pronto a varcare la porta del Bernabeu già a partire dalla prossima stagione.

La sfida di Riquelme: Haaland in tv e la reazione furiosa del City

Se Perez punta sull’esperienza e sulla nostalgia, il suo sfidante, il magnate delle rinnovabili Enrique Riquelme, ha deciso di giocarsi il tutto per tutto su un campo diverso, quello delle giovani star nordiche. Durante una partecipazione a un programma televisivo, il candidato ha svelato al pubblico una maglia del Real Madrid con il nome di Erling Haaland stampato sulla schiena, promettendone l’acquisto in caso di vittoria elettorale, oltre a quello del centrocampista spagnolo Rodri.

Un’uscita plateale, quasi un braccio di ferro mediatico studiato per rubare la scena all’avversario, che però ha immediatamente innescato una reazione a catena dall’Inghilterra. Il Manchester City, club attualmente detentore del cartellino del gigante norvegese, non ha gradito affatto di vedere il proprio gioiello utilizzato come trofeo di campagna elettorale.

In una nota ufficiale di una durezza inusuale, il club inglese ha smentito l’esistenza di clausole rescissorie nel contratto del proprio attaccante – un legame che lo lega all’Etihad Stadium fino al 2034 – annunciando di valutare azioni legali nei confronti del candidato per l’uso improprio dell’immagine del giocatore.

Accuse e smentite: la politica estera del calcio che scalda i motori

La risposta del City è stata immediata e ferrea: "Non c'è alcuna possibilità che questo accada" hanno dichiarato dalle parti di Manchester, aggiungendo che le storie provenienti dalla Spagna sono semplicemente "false". Ad alimentare ulteriormente la polemica, sono arrivate anche le smentite di chi il norvegese lo conosce molto bene, ovvero suo padre, Alfie Haaland, e il suo agente, che hanno liquidato la faccenda come un "divertente rumors" privo di qualsiasi fondamento.

Nonostante la smentita, Riquelme insiste, promettendo ai soci che lo voteranno un’era di successi basata su quei nomi, magari affiancati da una guida tecnica diversa da Mourinho (si vocifera di un interessamento per Jurgen Klopp, anche se il diretto interessato non ha mai confermato).

La campagna, insomma, assume i toni di un duello tra due modi opposti di intendere il potere e la costruzione di una squadra: da un lato la concretezza (seppur costosa) di chi i campioni li ha già portati a casa, dall’altro l’audacia visionaria di chi promette l’impossibile pur di non far vincere l’uscente.

Il voto del 7 giugno e l'ombra delle clausole segrete

Mentre i media spagnoli e internazionali si interrogano sulla reale fattibilità di queste operazioni – soprattutto alla luce dell’esposto del Manchester City, che ha ufficialmente preso in considerazione l’idea di querelare il candidato – i circa 100.000 soci del Real Madrid sono chiamati alle urne. La tensione, in questi frangenti, è palpabile, e la posta in gioco è altissima: la credibilità di Riquelme, che ha addirittura offerto una garanzia notarile personale ai tifosi promettendo di pagare la quota associativa se non dovesse mantenere le promesse.

Al di là dei nomi, quello che emerge è un meccanismo politico perfettamente oliato, dove la macchina del calcio viene usata per veicolare messaggi di forza e di discontinuità. La sfida tra i due candidati, quindi, non si combatte solo sul piano delle strategie di spogliatoio, ma anche su quello della comunicazione istantanea, fatta di dirette tv e post sponsorizzati, in una guerra che non accenna a placarsi e che troverà il suo verdetto solo domenica prossima.

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