Florentino Perez, tra promesse da 150 milioni e la sfida al bluff di Riquelme
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Redazione Sport
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La corsa alla presidenza del Real Madrid, una competizione che tradizionalmente si gioca più sul filo dei desideri che sulla concretezza dei bilanci, è entrata nel vivo con le dichiarazioni rilasciate da Florentino Perez al programma 'Horizonte'. L'attuale numero uno del club, che si gioca la rielezione con lo sfidante Enrique Riquelme, ha risposto sul mercato con la consueta enfasi da 'galactico', tentando di oscurare le provocazioni dell'avversario con numeri che, almeno sulla carta, pescano nel calcio che verrà.
Se da un lato il rivale aveva sventolato l'asso Erling Haaland – operazione che Manchester City e l'entourage del norvegese hanno prontamente smentito etichettandola come una montatura –, Perez ha alzato il tiro promettendo un'offerta senza precedenti per un top club della Champions League.
"Ho preso Dumfries", ha annunciato senza mezzi termini, riferendosi al terzino destro dell'Inter, un giocatore che verrebbe a costare circa 20 milioni di euro per sostituire Dani Carvajal.
Ma è un’altra la cifra che fa tremare i polsi: una proposta da almeno 150 milioni di euro per un "grande giocatore", una somma che diventerebbe il trasferimento più costoso nella storia delle 'Merengues'. L'offerta, come rivelato dallo stesso dirigente, verrà formalizzata martedì, ma Perez ha già fornito degli indizi per alimentare il giallo di fine estate: non si tratta di Jeremy Doku, né di Harry Kane, e neppure di Michael Olise.
Il prescelto, ha precisato ai microfoni di Iker Jimenez, gioca dal centrocampo in su e non milita nella Premier League, un dettaglio che restringe il cerchio su un campione europeo dal nome ancora avvolto nel mistero.
La triade difensiva tra Mourinho e Konaté
Oltre all'operazione relativa al laterale olandese, Perez ha svelato un altro pezzo del puzzle tattico destinato a rivoluzionare la retroguardia. All'interno di quello che lui stesso ha definito un pacchetto di "tre colpi", insieme a Dumfries figurano il ritorno in panchina di Josè Mourinho e l'arrivo del difensore centrale Ibrahima Konaté.
Il centrale francese, in scadenza di contratto con il Liverpool, rappresenterebbe una soluzione a parametro zero per un reparto che, nella scorsa stagione, ha sofferto una piaga di infortuni definita dal presidente "quasi trenta casi" nei primi mesi. L'obiettivo dichiarato, in caso di vittoria elettorale, è quello di ricostruire la colonna vertebrale della squadra affidandosi a uno Special One capace, nel suo precedente incarico, di gettare le basi per i successi futuri del club.
La controffensiva nella campagna elettorale
Il contesto in cui si inseriscono queste dichiarazioni è quello di una battaglia politica serrata, dove ogni promessa viene vagliata con il bilancino della fattibilità finanziaria. Riquelme, di fatto, aveva scelto la carta mediatica per eccellenza, annunciando l'arrivo di Haaland grazie a una clausola che però i Citizens hanno giurato non esistere, minacciando tra l'altro azioni legali per l'uso improprio dell'immagine del calciatore.
Perez, forte della sua esperienza trentennale ai vertici del club – un ciclo interrotto solo tra il 2006 e il 2009 – ha utilizzato l'intervista per smontare pezzo per pezzo la narrativa dell'avversario, definendo quelle voci un "bluff". La sua controffensiva, invece, punta su obiettivi considerati più realizzabili a brevissimo termine: Dumfries, appunto, con un accordo già trovato sui termini personali, e Konaté, operazioni che attendono solo la fumata bianca del voto di domenica per essere ratificate.
Nonostante la maestria retorica di Perez, che ha già fatto cantare i tifosi con promesse simili in passato – basti ricordare il caso Luís Figo del 2000 –, l’affondo da 150 milioni per un giocatore di Champions mantiene un alto tasso di rischio e spettacolarità. Il presidente uscente ha confermato che l’identità del giocatore non è facilmente intuibile, spingendo l’immaginario collettivo verso un nome forse nemmeno nei radar dei principali bookmaker.
Ciò che appare certo, a prescindere dall'esito elettorale, è la volontà di ribadire il concetto che il Real Madrid, sotto la sua gestione, continuerà a muovere i mercati come nessun altro, anche a costo di presentare un assegno da record sul tavolo di un club che martedì prossimo si troverà di fronte a una scelta potenzialmente epocale.




