Il Real Madrid sceglie la continuità: Florentino Perez presidente fino al 2030, José Mourinho nuovo allenatore

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La notte più lunga del madridismo si è conclusa senza particolari scossoni: Florentino Pérez, come ampiamente pronosticato, è stato ufficialmente rieletto presidente del Real Madrid, forte del 65 per cento dei voti validi espressi dai soci. A sfidarlo, per la prima volta dopo quasi vent'anni, è stato l'imprenditore Enrique Riquelme, il quale si è dovuto accontentare del 35 per cento dei consensi: 11.814 preferenze contro le 21.741 che hanno garantito al 79enne ingegnere un nuovo mandato, questa volta valido fino al 2030.

Si tratta dell'ottavo mandato per Pérez, che siede sulla poltrona più importante del calcio mondiale ininterrottamente dal lontano 2009, dopo una prima esperienza tra il 2000 e il 2006.

Una vittoria senza sorprese, ma con un'affluenza storica

Se il risultato finale non è mai stato realmente in discussione, a colpire gli osservatori è stata la partecipazione massiccia dei soci: degli oltre 75mila aventi diritto, si sono recati alle urne circa 33mila persone, una cifra che ha eguagliato o superato i record di affluenza stabiliti nei primi anni 2000. Pérez, nel suo discorso di ringraziamento, ha sottolineato come la sua lista abbia trionfato in tutte le fasce d'età, interpretando questa tornata elettorale come una dimostrazione di democrazia interna.

Tuttavia, la presenza di un candidato alternativo, dopo decenni di sostanziale apnea democratica, ha rappresentato di per sé un dato politico di non poco conto, che testimonia un certo malessere latente dopo due stagioni consecutive concluse a secco di trofei.

L'annuncio che aspettavamo: Mou è tornato

Con la rielezione, ovviamente, è scattata immediatamente la clausola che legava il futuro del club alla conferma dell'attuale managing director: José Mourinho, lo "Special One", diventa ufficialmente il nuovo allenatore per la stagione 2026/27. Un ritorno, il suo, che era stato ampiamente pubblicizzato nelle settimane precedenti al voto, tanto da diventare di fatto il cavallo di battaglia della campagna elettorale di Pérez.

Il tecnico portoghese, che ha firmato un contratto triennale con il Benfica da cui il Real lo ha prelevato pagando una penale di circa 15 milioni di euro, raccoglie l'eredità pesante di un club reduce da due annate opache e da un avvicendamento tecnico, quello che ha portato prima Xabi Alonso e poi Álvaro Arbeloa in panchina, che non è mai davvero decollato.

"Siamo orgogliosi di riavere con noi uno dei migliori allenatori del mondo, un madridista come José Mourinho", ha dichiarato Pérez a caldo, ricordando il precedente ciclo dell'allenatore (2010-2013), culminato con una memorabile vittoria della Liga nel 2012 e quel carattere combattivo che tanto piace al presidente.

La sua missione, come già annunciato dallo stesso numero uno del club, è chiara e spietata: riportare il Real Madrid a vincere la sedicesima Coppa dei Campioni, dopo due anni di digiuno che per i standard della Casa Blanca rappresentano un autentico terremoto sportivo.

La rivoluzione è già in calcio d'angolo

Non solo panchina, però, perché la rielezione di Pérez sblocca un mercato che si preannuncia da record. Il presidente ha infatti confermato l'arrivo a parametro zero del difensore francese Ibrahima Konaté (proveniente dal Liverpool) e dell'olandese Denzel Dumfries, terzino destro dell'Inter per il quale si parla di un investimento di circa 20 milioni.

Ma il vero colpo, quello che ha tenuto banco durante tutta la campagna elettorale, deve ancora arrivare: Pérez ha promesso ai soci un'offerta senza precedenti nella storia del club, quantificabile in almeno 150 milioni di euro, per assicurarsi un "fenomeno" che, stando alle sue parole, non gioca attualmente in Premier League. Un'annuncio, quest'ultimo, che tiene col fiato sospeso l'intero panorama calcistico europeo, in attesa di scoprire il nome del nuovo Galactico che andrà a impreziosire un attacco composto già da stelle del calibro di Kylian Mbappé, Vinícius Jr.

E Jude Bellingham.

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