Il Real Madrid perde la testa, i tifosi contestano la squadra di Arbeloa e invocano le dimissioni del presidente Florentino Perez

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Un silenzio innaturale, quello che ha avvolto il Santiago Bernabéu al termine del primo tempo, è stato il preludio alla furia esplosa al novantesimo. Il Real Madrid è scivolato sul fondo della classifica che conta, quella emotiva, incassando la seconda sconfitta consecutiva in campionato – dopo il ko di Pamplona contro l’Osasuna – e vedendo il Barcellona volare a più quattro in vetta alla Liga. A conficcare il coltello nella ferita dei Blancos, lunedì sera nel posticipo della ventiseiesima giornata, ci ha pensato Martin Satriano, attaccante uruguaiano con un passato nel settore giovanile dell’Inter, che con un destro al volo dalla distanza ha fulminato Thibaut Courtois. Un golazo, lo hanno definito le cronache spagnole, che ha regalato al Getafe una vittoria storica: l’ultima volta che la squadra di Bordalás si era imposta in casa dei merengues risaliva a diciotto anni fa.

Il malcontento, nelle curve del Bernabéu, non si è limitato alla contestazione nei confronti di un undici apparso svuotato e privo di mordente, incapace di reagire allo svantaggio nonostante il possesso palla sterile e le poche occasioni nitide. La rabbia dei tifosi, come raccontano le immagini e i resoconti della stampa iberica, ha assunto i contorni di una resa dei conti politica. Cori sempre più insistenti hanno preso di mira direttamente la poltrona presidenziale, con inviti chiari e diretti a Florentino Perez perché rassegni le proprie dimissioni. Un segnale potente, che sposta l’asse della contestazione dall’allenatore Álvaro Arbeloa – subentrato a stagione in corso a Xabi Alonso – fino ai piani alti della società, considerati da una frangia consistente del madridismo i veri responsabili di questo scivolone in classifica.

La notte perfetta di Satriano e il peso specifico di una sconfitta

Per comprendere la portata del terremoto, basta guardare la classifica e il calendario. Una decina di giorni fa, il Real era appaiato in testa ai catalani; ora, complice il ruolino di marcia impressionante del Barcellona – capace di rifilare tre reti al Levante e quattro al Villarreal, con tanto di tripletta del giovane Lamine Yamal – i blancos si ritrovano a rincorrere con soli dodici turni ancora da disputare. La partita contro il Getafe doveva rappresentare l’occasione per accorciare, ed è invece diventata l’emblema di una crisi di gioco e di risultati. L'ex Inter Satriano, dopo aver lasciato il Lione a gennaio per trasferirsi in Spagna, ha firmato la sua seconda rete nelle ultime tre uscite, zittendo un intero stadio e riaprendo, di fatto, le ferite di un ambiente già provato dall'eliminazione in Coppa del Re.

La tensione, in campo, è sfociata in episodi di nervosismo evidente: nel recupero, il giovane Franco Mastantuono è stato espulso per aver rivolto espressioni irriguardose al direttore di gara, mentre dal Getafe è stato allontanato Adrian Liso per doppia ammonizione. Ma sono le reazioni sugli spalti a raccontare la vera profondità della notte madrilena. Il boato finale non era per i giocatori in campo, ma per la protesta che chiedeva una svolta radicale. Una parte della tifoseria, quella storicamente più legata all'ala dura del madridismo, non ci sta più a vedere una squadra che, priva dei suoi uomini migliori – l'assenza di Kylian Mbappé e Jude Bellingham si è fatta sentire eccome – appare incapace di proporre un gioco credibile per inseguire il Titolo. Il presidente Perez, abituato a gestire le tempeste mediatiche con polso fermo, si trova ora ad affrontare una delle contestazioni più dure del suo secondo mandato.

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