La strategia dei 150 milioni e il muro di Parigi: il Real al voto tra sogni di mercato e blindati del Psg
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Redazione Sport
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La campagna elettorale per la poltrona più prestigiosa del calcio mondiale, quella del presidente del Real Madrid, si tinge inevitabilmente dei colori del mercato, mescolando promesse milionarie a strategie di potere globale.
Mentre Florentino Perez, settantanovenne presidente uscente, cerca un nuovo mandato per dare continuità alla sua epopea di successi, dall’altra parte Enrique Riquelme – un imprenditore del settore delle rinnovabili che prova a scalzarlo – alza il tiro puntando a nomi altisonanti come Haaland e Rodri, sebbene queste dichiarazioni abbiano già scatenato reazioni nervose dal Manchester City, pronto ad agire per vie legali.
Ma è proprio il numero uno dei blancos, forte di una lunga intervista rilasciata a 'Horizonte', a gettare benzina sul fuoco con un annuncio che richiama alla memoria le epoche dei 'Galacticos': offrirà 150 milioni di euro – una cifra che diventerebbe la più alta mai sborsata nella storia del club per un singolo calciatore – per assicurarsi un big che milita attualmente in Champions League.
Le piste che portano a Parigi e l’interesse per Dumfries
Ed è qui che il puzzle si fa più intricato, perché l’identikit del prescelto sembra incrociare inevitabilmente le traiettorie del Paris Saint-Germain, fresco vincitore della coppa dalle grandi orecchie. Nomi come Joao Neves – un centrocampista dal fisico minuto ma dal talento straripante – e Vitinha, regista portoghese già affermato a livello internazionale, sono finiti immediatamente nel mirino dei tabloid spagnoli.
Perez cerca un erede dello spessore di un Cristiano Ronaldo o di un Kaká, una scommessa da 150 milioni per strappare un fenomeno a una delle rivali più agguerrite d’Europa. Tuttavia, nonostante queste suggestioni, il club parigino ha risposto con un muro di gomma piumata, quasi a voler liquidare la faccenda come propaganda elettorale. Al-Khelaifi, attraverso i suoi canali, ha fatto sapere che nessuno dei due gioielli di Luis Enrique è sul mercato e che, anche di fronte a una super-offerta da capogiro, non cederanno le colonne portanti del loro progetto.
Una chiusura secca che getta una pesante ombra di mistero sul vero obiettivo di Perez, mentre intanto il tycoon spagnolo ha già messo a segno colpi più defilati ma concreti, come il terzino olandese Denzel Dumfries, prelevato dall'Inter, e il difensore Ibrahima Konaté, in arrivo a parametro zero dal Liverpool, operazioni, queste sì, già nelle casse dei blancos in caso di rielezione.
L’ombra di Mourinho e il fattore Olise
A rendere ancora più fluida – e al tempo stesso contraddittoria – la narrazione di questa campagna acquisti è la figura di José Mourinho, il tecnico portoghese indicato come l’erede designato di Alvaro Arbeloa sulla panchina del Bernabeu. La sua presenza alla finale di Coppa di Germania tra Stoccarda e Bayern Monaco non è passata inosservata, anzi, molti hanno voluto leggere in quell’apparizione una sorta di 'missione' in vista della prossima stagione.
Secondo alcune ricostruzioni, il candidato presidente avrebbe gettato gli occhi su un altro talento offensivo che milita in Bundesliga, quel Michael Olise del Bayern che, a dispetto delle smentite relative al presunto colpo da 150 milioni, rimane un pallino del numero uno dei blancos. Uli Hoeness, presidente onorario del club bavarese, ha già avvertito i possibili corteggiatori, invitandoli a "tenere anche cinque occhi" sul giocatore, ma che da lì non si muoverà.
Tuttavia, la macchina del gossip non si ferma: se l'assalto a Parigi sembra destinato a fallire per la resistenza opposta da Al-Khelaifi, la pista che conduce all'esterno francese del Bayern resta pericolosamente calda, anche perché Florentino non ha alcuna intenzione di limitarsi ai soli rinforzi già annunciati come Dumfries e vuole regalare ai suoi tifosi un nuovo autentico 'Galactico' a tutto tondo.
Il polverone elettorale tra smentite e strategie
Le smentite di Florentino Perez, arrivate ieri con la rapidità di un contrattacco, hanno retto lo spazio di qualche ora prima di lasciare spazio a nuove illazioni, in un susseguirsi di retromarce e colpi di scena che rendono difficilissimo districare il vero dal falso. Il riferimento all'ex stella Cristiano Ronaldo per paragonare l'entità del prossimo colpo ha riportato in auge il vecchio mantra del 'galactico', un termine che nel calcio moderno sembra quasi vintage, ma che per il Real Madrid rappresenta ancora un'arma di persuasione politica potentissima in tempo di elezioni.
Nel mentre, dal Benfica arrivano conferme sempre più insistenti sul ritorno di Mourinho (a patto che Perez vinca il voto del 7 giugno), mentre il rivale Riquelme si avvita nelle polemiche con il Manchester City per le dichiarazioni su Haaland. Ma la sostanza, per ora, è che il Psg non intende partecipare a questo teatrino; l’entourage del club qatariota si rifiuta di "prendere parte al dibattito" voluto da Madrid, convinto che nessuna cifra possa indurli a privarsi dei propri punti di forza in mezzo al campo.
Una posizione, quest’ultima, che costringerà Florentino Perez a virare su un altro obiettivo o ad ammettere che l’affare da 150 milioni era, in fin dei conti, più una mossa a effetto che una trattativa reale.




