Il «re è nudo»: la conferenza choc di Florentino Perez tra accuse al Barça e una frase sessista

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Era dal 2015 che Florentino Perez non convocava una conferenza stampa, e molti, nella tarda mattinata di ieri, avevano ipotizzato l’annuncio di dimissioni improvvise o, al massimo, una presa di posizione dura sulle frizioni interne alla sua squadra – quella tra Valverde e Tchouameni, per esempio, o sulla stagione disastrosa di Arbeloa – ma nessuno, a dirla tutta, si aspettava un simile sfogo. Il presidente del Real Madrid, annunciato dopo le 16 per le 18 con una fretta che sapeva già di evento eccezionale, ha invece scelto di attaccare frontalmente il Barcellona, appena laureatosi campione di Spagna nel Clasico vinto dalla squadra di Hansi Flick. «Il Barça ruba», ha detto Perez, per poi aggiungere – senza mezzi termini – che «pagano gli arbitri» e che sarebbero addirittura «sette i campionati rubati al Real». Un’accusa pesantissima, che riporta d’attualità il cosiddetto ‘caso Negreira’, e che ha spinto il presidente catalano Rafa Yuste a replicare con una definizione secca: «Parole patetiche». Yuste, va detto, non ha usato giri di parole nel respingere quelle dichiarazioni, definite «degne di pena» e lontane da ogni correttezza istituzionale.

«Fa pena»: la replica blaugrana e la metafora del re nudo

La replica del Barcellona, in effetti, non si è fatta attendere. Yuste, intercettato dai cronisti subito dopo la conferenza del suo omologo madrileno, ha liquidato l’intera performance con un laconico «fa pena», aggiungendo che certe uscite servono solo a sporcare la vittoria – pulita, almeno stando ai referti arbitrali – della sua squadra. E i quotidiani politici, tanto El Mundo quanto El Periódico, hanno trovato una metafora comune per descrivere la scena: «Il re è nudo». Un’immagine, quella presa in prestito dalla fiaba di Andersen, che calza a pennello per raccontare la surrealtà di una conferenza in cui Perez, senza alcuna prova prodotta in diretta (e forse senza alcuna prova in tasca), ha gettato fango sul rivale storico. La guerra tra le due superpotenze della Liga, insomma, non si combatte più soltanto sul rettangolo verde – dove un tempo si sfidavano Messi e Cristiano Ronaldo e oggi dovrebbero farlo Lamine Yamal e Mbappé – ma si è trasferita nei tribunali dell’opinione pubblica, con allusioni e accuse poco degne, come notano molti osservatori locali, della storia ultracentenaria di entrambi i club.

Un’accusa che riapre vecchie ferite: il ‘caso Negreira’ e i sette campionati «rubati»

Perez, va ricordato, ha parlato espressamente di «corruzione negli arbitri», evocando un sospetto – quello dei presunti pagamenti del Barcellona all’ex vicepresidente del comitato arbitrale, José María Enríquez Negreira – che da anni avvelena il calcio spagnolo senza però aver prodotto, finora, condanne definitive in sede penale. Il numero uno dei Blancos, però, è andato ben oltre la citazione del caso giudiziario: ha sostenuto che i blaugrana avrebbero «rubato» sette titoli nazionali al Real Madrid, un’affermazione che nessun precedente verdetto sportivo ha mai certificato. Ed è a questo punto, quasi come se non bastasse, che Perez si è lasciato scappare – tra un attacco e l’altro – una frase sessista, subito ripresa dai microfoni e dai social network, della quale però i comunicati ufficiali dei club, almeno per ora, hanno evitato di riportare il tenore letterale. I cronisti presenti nella sala hanno descritto un presidente fuori controllo, che parlava a scatti, con lunghi silenzi interrotti da invettive personali.

Conferenze lampo, nervi scoperti e una stagione che pesa sulle spalle dei Blancos

La sconfitta nel Clasico di domenica, va detto, ha consegnato la Liga al Barcellona e ha lasciato il Real Madrid a guardare, con un margine ormai incolmabile in classifica. Nessuno, neppure i più accesi tifosi madrileni, si aspettava una reazione così di pancia da parte del proprio presidente. Perez non ha annunciato né esoneri né cambi di rotta tecnica; si è limitato a puntare il dito contro l’avversario e, in subordine, contro il sistema arbitrale spagnolo. La risposta di Yuste, per certi versi lapidaria, ha chiuso – almeno per ora – il botta e risposta a livello istituzionale. Ma resta sullo sfondo, come una scheggia conficcata nella carne del campionato, la sensazione che questa volta la polemica non si esaurirà in pochi giorni. Il re è nudo, hanno scritto i giornali. E la conferenza lampo di ieri pomeriggio, la prima dopo undici anni di silenzio stampa presidenziale, assomiglia più a un atto d’accusa improvvisato che a una seria riflessione sulle difficoltà tecniche della squadra.

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