Torino–Inter 2–2, Chivu si prende la responsabilità del pareggio e dribbla il caso Rocchi: «Io parlo solo di calcio»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La marcia verso lo scudetto numero ventuno, per l’Inter di Cristian Chivu, subisce un inatteso rallentamento proprio nel momento in cui l’orizzonte sembrava più limpido. All’Olimpico Grande Torino, i nerazzurri – forti di un vantaggio di due reti costruito nella prima ora di gioco grazie ai colpi di testa di Marcus Thuram, al suo cinquantesimo gol in maglia nerazzurra, e Yann Aurel Bisseck – si sono fatti riprendere da un Torino tanto generoso quanto cinico nei minuti finali. È accaduto in maniera fulminea: la rete del Cholito Simeone ha riaperto un match che sembrava archiviato, e il rigore trasformato da Nikola Vlasic – concesso per un fallo di mano di Carlos Augusto – ha gelato le speranze di vittoria dei nerazzurri. Un pareggio, questo, che rinvia la festa scudetto almeno al prossimo turno, quando a San Siro arriverà il Parma.

In conferenza, Cristian Chivu non ha cercato alibi. Sfoderando un’analisi lucida ma amara, il tecnico nerazzurro ha parlato di «rammarico» per aver avuto il pallino del gioco e averlo perso di vista nel momento decisivo. «Abbiamo subito il loro assalto finale – ha spiegato – e il primo gol ci ha un po’ spaventato. Il secondo è stata una diretta conseguenza di ciò che è accaduto prima». L’allenatore ha tenuto a sottolineare la reazione della sua squadra, capace comunque di provare a segnare il 3-2, pur consapevole che in partite di questa intensità «alla fine si rischia anche di perderle». Il merito, ha aggiunto con onestà intellettuale, va dato a un Torino che non ha mai mollato e che ci ha creduto fino all’ultimo secondo, guidato da un D’Aversa capace di cambiare l’inerzia della sfida con gli innesti giusti dalla panchina.

«Preparo la squadra, non commento le inchieste»: la linea di Chivu sullo scandalo arbitrale

Ciò che ha catalizzato l’attenzione dei cronisti, a margine della prestazione altalenante della sua squadra, è stato l’approccio di Chivu al terremoto giudiziario che sta scuotendo le fondamenta del calcio italiano. Mentre fuori dal rettangolo verde esplode il caso relativo al designatore arbitrale Gianluca Rocchi – accusato di frode sportiva e finito nell’occhio del ciclone di un’inchiesta della procura di Milano -2-6 – il tecnico dell’Inter ha scelto la linea della trincea. «Io parlo di calcio, sono un tecnico pagato per preparare al meglio le partite, dare la giusta serenità e trasmettere le motivazioni – ha dichiarato, dribblando con classe le domande scomode. Io mi prendo la responsabilità di questo pareggio, ma su quello che accade fuori cambia poco». Una chiusura netta, quasi a voler costruire un cordone sanitario tra lo spogliatoio e le aule dei tribunali.

Del resto, questa è la linea che sembra aver adottato l’intero ambiente nerazzurro, come confermato anche dalle parole di Matteo Darmian. L’esterno difensivo, raggiunto dopo la partita, ha ammesso che la squadra legge naturalmente le notizie che circolano riguardo all’inchiesta («ci arriva quello che leggiamo»), ma ha ribadito con forza la necessità di rimanere concentrati esclusivamente sugli obiettivi sportivi. Una posizione, quella del club, che al momento non sembra temere strascichi immediati: non risultano tesserati dell’Inter indagati nel procedimento che vede sotto accusa presunte pressioni su alcuni direttori di gara e designazioni sospette.

Le condizioni dei big e il primo match-ball scudetto: l’aritmetica parla chiaro

Il pareggio di Torino, se da un lato alimenta il rammarico per una vittoria lasciata per strada, non cambia sostanzialmente la matematica corsa verso il Titolo. Con quattro giornate ancora da disputare e un vantaggio che resta significativo sulle dirette inseguitrici, l’Inter saprà di avere a disposizione il primo “match-ball” utile già nel prossimo fine settimana. Giocando in casa contro il Parma, ai nerazzurri basterà una vittoria per cucire il tricolore sul petto, indipendentemente da ciò che accadrà altrove (anche se combinazioni di risultati favorevoli in casa di Napoli e Milan potrebbero regalare la festa anzitempo). L’aritmetica, insomma, è implacabile: servono tre punti per chiudere il discorso.

A preoccupare Chivu, oltre alla rimonta subita, sono le precarie condizioni fisiche di alcuni elementi chiave. Il tecnico ha fatto il punto sull’infermeria, rivelando che giocatori del calibro di Hakan Calhanoglu e Denzel Dumfries non erano al meglio per scendere in campo dal primo minuto, mentre le situazioni di Lautaro Martinez e Alessandro Bastoni restano da monitorare con attenzione in vista delle battaglie decisive. Una gestione delicata delle risorse, questa, alla quale lo staff tecnico è chiamato a rispondere per evitare che i fantasmi di un finale di stagione sottotono – come quello della passata annata – tornino a bussare proprio sulla soglia del traguardo.

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