Fabio Cannavaro alla guida dell’Uzbekistan, la nuova sfida del campione: “Mi piace ampliare i miei orizzonti”
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Redazione Economia
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Mentre la Nazionale azzurra si prepara a giocarsi la qualificazione mondiale nella semifinale playoff contro l’Irlanda del Nord – appuntamento fissato per giovedì prossimo, l’ultimo ostacolo prima di un ritorno nella competizione che manca dal 2014 – un’altra storia di calcio e di ambizioni personali si sta scrivendo lontano dai riflettori italiani, sebbene con un protagonista assolutamente noto. Fabio Cannavaro, leggenda del calcio italiano e simbolo della conquista del Titolo mondiale nel 2006, sarà infatti presente al Mondiale del 2026 in una veste inedita e affascinante: quella di allenatore della nazionale dell’Uzbekistan. Una scelta, quella del tecnico, che è stata motivata con una riflessione che svela la sua attuale filosofia professionale, lontana dagli schemi consolidati del calcio che lo ha visto protagonista per decenni. “Mi piace ampliare i miei orizzonti; non voglio limitarmi alle idee e ai concetti tradizionali,” ha dichiarato Cannavaro nel corso di un’intervista, aggiungendo poi un giudizio che rivela un’intesa già consolidata con il suo nuovo ambiente di lavoro: “Il popolo uzbeko è un combattente nel cuore.”
La scelta di accettare la panchina di una nazionale asiatica – per quanto in rapida ascesa nel panorama internazionale – rappresenta per l’ex capitano azzurro una deviazione significativa rispetto ai canoni abituali, un’operazione che ricalca una tendenza, quella dei grandi ex calciatori italiani pronti a misurarsi con contesti geografici e culturali distanti da quelli europei. Una decisione, questa, che sottende una precisa volontà di non fossilizzarsi su un’identità calcistica predefinita, bensì di costruirne una nuova, plasmata sull’incontro tra la sua esperienza – forgiata ai massimi livelli – e la materia grezza, talvolta indisciplinata ma ricca di potenziale, offerta dal calcio di quelle terre. La sua presenza sulla panchina uzbeka, tra l’altro, aggiunge un ulteriore tassello a quel mosaico di storie personali che rendono unica la fase finale di un Mondiale, dove il racconto non è solo fatto di schemi tattici ma anche di percorsi umani che trovano in quella ribalta la loro consacrazione più alta.
Orio al via: 152 destinazioni, dalla Danimarca al Kuwait, per una stagione estiva in espansione
Sul fronte della connettività aerea, l’aeroporto di Milano Bergamo – noto come Orio al Serio – ha dato ufficialmente il via alla stagione estiva, un avvio che coincide simbolicamente con l’entrata in vigore dell’ora legale, scattata domenica 29 marzo. Lo scalo orobico raggiunge così quota 152 destinazioni servite, un numero reso possibile dall’operatività di 23 compagnie aeree che collegano la struttura lombarda a 44 Paesi. Non si tratta solo di un consolidamento delle rotte già esistenti, alcune delle quali hanno visto incrementare le frequenze, ma di un’espansione organica del network, con particolare attenzione sia al mercato domestico – potenziando i collegamenti con il sud Italia – sia a quello internazionale, dove Spagna e Regno Unito registrano i maggiori incrementi di voli.
Tra le principali novità del comparto estivo 2026 spiccano otto nuove destinazioni, ciascuna affidata a un vettore specifico, a dimostrazione di una strategia diversificata. Dal 20 maggio, con Jazeera Airways, si potrà raggiungere Kuwait City, mentre la scandinava Norwegian introduce il collegamento con Billund, in Danimarca. Ryanair, dal canto suo, allarga il proprio raggio d’azione puntando su Rabat, capitale del Marocco, e sull’isola greca di Lemnos. La Wizz Air, invece, si concentra sull’Europa centro-orientale con tre nuove rotte: Oradea e Tirgu Mures, entrambe in Romania, e Skopje, in Macedonia del Nord. Completa il quadro l’operatore GP Aviation, che garantirà i voli per Prishtina, in Kosovo. Un ventaglio di opportunità, questo, che trasforma lo scalo bergamasco in un hub sempre più centrale per il traffico passeggeri, capace di intercettare tanto il turismo leisure quanto i flussi legati alla visita di parenti e amici, in particolare verso quelle aree balcaniche e dell’Est Europa storicamente legate all’immigrazione presente nel territorio.
Rrahmani a sostegno del Kosovo, in attesa del ritorno in campo per lo scontro con il Milan
Nel frattempo, il mondo del calcio si interroga anche su vicende che mescolano impegno sportivo e appartenenza nazionale. Amir Rrahmani, difensore centrale del Napoli, è stato visto tra i tifosi per sostenere la nazionale del Kosovo – suo paese d’origine – in una delle recenti partite. Un gesto che sottolinea il legame profondo con le proprie radici, al di là degli impegni di club che lo attendono a breve. Sul fronte azzurro, il conto alla rovescia è già iniziato: martedì il Napoli riprenderà gli allenamenti a Castel Volturno, con l’obiettivo di preparare al meglio lo scontro diretto contro il Milan, in programma il 6 aprile. Una sfida, quella di Pasquetta, che si preannuncia come un crocevia decisivo per la corsa alle prime posizioni.
Secondo quanto ricostruito da Fabio Mandarini sulle pagine del Corriere dello Sport, la settimana che sta per aprirsi sarà determinante per il prosieguo del cammino degli azzurri in campionato. A rendere ancora più carica di attesa la partita, però, è anche la cornice di pubblico: il Maradona sarà completamente sold out, garantendo una spinta emotiva notevole alla squadra di casa. Un fattore, questo, reso ancora più incisivo dal divieto di trasferta imposto ai tifosi rossoneri residenti in Lombardia, una misura che di fatto trasformerà lo stadio in un fortino a tinte quasi esclusivamente azzurre. Una situazione che, di fatto, amplifica ulteriormente il peso specifico di un match già di per sé decisivo per gli equilibri della parte alta della classifica, dove ogni dettaglio – dalla gestione della settimana di allenamento alla pressione del pubblico – può fare la differenza tra un sorpasso e un allungo.




