Mary Brunkow vince il Nobel per la Medicina ma non risponde alla chiamata: "Pensavo fosse spam"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il telefono ha squillato nell'ora più silenziosa della notte, un numero sconosciuto con il prefisso internazionale della Svezia che persisteva sullo schermo. Mary E. Brunkow, riportano le agenzie, ha osservato la sveglia digitale e poi quel codice nationsle ripetuto, decidendo, in un istante di sonnolenza, di ignorare la chiamata dopo averla bollata mentalmente come "spam o qualcosa del genere". Soltanto dopo, quando il riposo è stato interrotto dalle voci provenienti da un'altra stanza, ha realizzato che quel contatto inatteso rappresentava il momento più importante della sua carriera scientifica: la comunicazione ufficiale, da parte del segretario generale dell'Assemblea dei Nobel, dell'assegnazione del premio per la Medicina 2025.

La reazione comune di una scienziata straordinaria

A Brunkow, insignita del riconoscimento insieme a Fred Ramsdell e Shimon Sakaguchi, è toccata dunque una reazione umana e per molti versi comune, in netto contrasto con la solennità dell'annuncio. La ricercatrice, che ha raccontato l'episodio ridendo durante l'intervista successiva con il direttore scientifico di 'Nobel Prize Outreach', ha ammesso di aver disattivato il telefono per tornare a dormire, lasciando che fosse il marito, svegliatosi forse per il persistente squillare, a gestire inizialmente la conversazione con Stoccolma. Una circostanza che, al di là dell'aneddoto curioso, non sminuisce ma anzi accentua il carattere imprevedibile di una scoperta che ha cambiato la comprensione dei meccanismi di difesa dell'organismo.

La scoperta premiata: i linfociti T regolatori

Il prestigioso riconoscimento è stato infatti conferito per le ricerche, condotte tra il 1995 e il 2003, che hanno portato alla definizione del ruolo dei linfociti T regolatori, spesso indicati come Treg, nel processo noto come tolleranza immunitaria periferica. È questo il sofisticato sistema, una sorta di apparato di sicurezza interna, che previene gli attacchi erronei contro i tessuti sani dell'organismo, dirigendo la risposta immunitaria esclusivamente verso gli agenti patogeni esterni. Senza l'azione di queste cellule, che i tre scienziati hanno contribuito in maniera decisiva a identificare e caratterizzare, il sistema immunitario si trasformerebbe da difensore in una minaccia interna, scatenando probabilmente una serie di malattie autoimmuni.

Un corpo di guardia contro le malattie autoimmuni

Le scoperte di Brunkow, Ramsdell e Sakaguchi hanno dunque gettato una luce fondamentale sui delicati equilibri che ci mantengono in salute, svelando l'esistenza di un vero e proprio corpo di guardia che opera costantemente per evitare il caos. Aver compreso a fondo la funzione di queste "guardie di sicurezza", il cui nome tecnico è ormai un caposaldo della letteratura immunologica, ha fornito alla scienza medica un tassello mancante di enorme rilevanza, spiegando i meccanismi biologici che, in condizioni normali, impediscono l'insorgere di patologie dovute a un'autoggressione. Il loro lavoro, che prosegue in laboratori di tutto il mondo, continua a ispirare nuove direzioni di ricerca.

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