Turismo, via libera ai 109 milioni: contributi a fondo perduto per chi innova e punta sulla destagionalizzazione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto attuativo del Ministero del Turismo, quello datato 16 marzo 2026, che mette ufficialmente in moto una macchina da 109 milioni di euro destinata a rivoluzionare l’ospitalità italiana. L’intervento, che mira a rompere lo storico schema delle “code” stagionali per allungare la redditività delle imprese lungo tutto l’arco dell’anno, stanzia risorse consistenti per chi è disposto a scommettere su efficientamento energetico, digitalizzazione e accessibilità. E non si tratta solo di un’operazione di manutenzione straordinaria: l’obiettivo dichiarato dal Mitur è quello di riqualificare profondamente il patrimonio edilizio e tecnologico delle strutture, spingendo il comparto verso standard competitivi internazionali.

A guardare i numeri, il piatto è ricco e ben bilanciato. Dei 109 milioni complessivi, ben 59 arrivano sotto forma di contributo a fondo perduto, mentre i restanti 50 sono erogati come finanziamento agevolato. Una combinazione, questa, pensata per alleggerire il carico d’investimento iniziale – spesso un macigno per le piccole e medie imprese – rendendo sostenibili operazioni che altrimenti resterebbero nei cassetti. Lo strumento è gestito da Invitalia, che si occuperà della ricezione delle domande e del successivo monitoraggio, e prevede che ogni singolo progetto possa ricevere un mix di aiuti tali da coprire una fetta significativa della spesa.

Chi può accedere e quali settori sono coinvolti

La platea dei beneficiari, contrariamente a quanto accade per altri bandi più restrittivi, è particolarmente estesa. Possono fare richiesta tutte le imprese, senza distinzione di dimensioni (micro, piccole, medie e grandi), a patto che operino nei settori del turismo e degli eventi rispettando specifici requisiti territoriali e amministrativi. Ma c’è di più: il decreto apre le porte anche a chi non ha un codice ATECO tradizionalmente “turistico”; in quel caso, però, l’impresa deve dimostrare da almeno tre anni di ottenere un fatturato prevalentemente da attività legate al comparto.

La lista delle attività ammesse, scorrendo gli allegati, è una fotografia dell’intera filiera dell’ospitalità. Dall’alloggio (hotel, villaggi, B&B, rifugi, campeggi e glamping) fino alla ristorazione, passando per i servizi benessere come i centri termali e le spa, fino all’intrattenimento (parchi tematici, stabilimenti balneari, discoteche). Un’apertura significativa riguarda anche l’organizzazione di congressi ed eventi (codice 82.30) e le reti di imprese: un consorzio da un minimo di 2 a un massimo di 5 realtà produttive, purché iscritte alla Camera di Commercio da almeno tre anni, può presentare un’unica proposta d’investimento.

Requisiti e la formula dell’investimento

Per accedere ai fondi non basta, ovviamente, possedere una partita IVA attiva. Le imprese devono dimostrare una situazione di regolarità operativa: niente liquidazioni, nessuna procedura concorsuale in corso e ovviamente il pieno rispetto degli obblighi previdenziali, fiscali e assicurativi. Ma è sul piano economico del progetto che si gioca la partita più dura. Il decreto fissa soglie precise: ogni piano di investimento deve avere un valore compreso tra 1 milione e 15 milioni di euro. Un range, questo, seleziona naturalmente gli interventi di una certa rilevanza, escludendo le piccole manutenzioni per concentrarsi su riqualificazioni strutturali.

E quali spese sono ammesse? L’orizzonte è quello della transizione verde e digitale. Rientrano gli interventi per la riqualificazione energetica degli edifici e degli impianti, l’installazione di sistemi di automazione e monitoraggio intelligente dei consumi (lo Smart building), fino all’utilizzo di fonti rinnovabili. Ma c’è spazio anche per l’innovazione “soft”: l’acquisto di software, brevetti, licenze e know-how finalizzati alla destagionalizzazione o al miglioramento della gestione delle presenze. Per le sole PMI, infine, è previsto un extra (fino al 4%) per coprire le spese di consulenza strettamente legate al progetto.

Meccanismo di erogazione e la scadenza dei lavori

Chi vince il finanziamento non vedrà un bonifico unico, ma riceverà le risorse in base allo stato di avanzamento dei lavori. L’anticipo può arrivare fino al 30% dell’importo, previa fideiussione, per permettere di avviare i cantieri; successivamente si procede con stati di avanzamento fino all’80%, per chiudere con un saldo finale entro 90 giorni dalla rendicontazione. La tempistica per completare i lavori è vincolante: diciotto mesi dalla data di concessione delle agevolazioni, con un termine ultimo perentorio fissato al 30 settembre 2028.

La valutazione delle domande, come anticipato, sarà affidata a Invitalia, che stilerà una graduatoria basata su criteri tecnici ed economici: solidità finanziaria del proponente, qualità del progetto, sostenibilità economica e la sua capacità di generare un impatto reale sulla destagionalizzazione dei flussi, misurato in termini di incremento delle presenze fuori dai picchi tradizionali. Non una semplice elargizione, insomma, ma un investimento selettivo sulla capacità delle imprese di cambiare pelle per attrarre visitatori anche a novembre o febbraio, arginando la morsa dell’overtourism che strangola le città d’arte.

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