Turismo, i 109 milioni del Mitur per la destagionalizzazione e gli alberghi smart
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Redazione Economia
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Non si tratta soltanto di una consueta immissione di risorse, bensì di un vero e proprio cambio di passo nella strategia nazionale di settore: il decreto attuativo del Ministero del Turismo (Mitur), pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 20 aprile (n. 91), ha infatti trasformato in operatività un pacchetto da 109 milioni di euro destinato a rivoluzionare il concetto stesso di ospitalità italiana, spingendo le imprese verso un modello che gli analisti definiscono “4.0”. Le somme, suddivise strategicamente in 59 milioni di euro a fondo perduto e 50 milioni di euro come finanziamento agevolato — una combinazione, quest’ultima, particolarmente interessante per le casse aziendali — sono state concepite per colpire due obiettivi primari. Da un lato, la tanto agognata destagionalizzazione dei flussi turistici, che permetterebbe di alleggerire la pressione sulle località iperaffollate durante i mesi estivi ridistribuendo le presenze lungo l’intero arco dell’anno; dall’altro, la digitalizzazione spinta delle strutture ricettive, un passaggio ormai indispensabile per rispondere alle richieste di una clientela, quella del 2026, che cerca esperienze tecnologiche, ecosostenibili e fluide.
A dare il via ufficiale alla procedura è stata la dichiarazione del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, subentrato alla precedente amministrazione, il quale ha definito l’iniziativa come una “bella notizia per il settore”, confermando la centralità delle politiche turistiche nell’agenda di governo. Nello specifico, l’erogazione delle agevolazioni — gestita in concreto da Invitalia, che si occuperà della ricezione, della valutazione delle domande e del successivo monitoraggio dei progetti finanziati — è vincolata alla realizzazione di interventi mirati alla riqualificazione energetica degli edifici turistici e delle strutture produttive. Non si parla, però, di semplici manutenzioni: il bando premia gli investimenti che integrano soluzioni avanzate di automazione e misurazione intelligente (la cosiddetta smart building), sistemi per la riduzione dei consumi idrici ed energetici, e l’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, creando così un circolo virtuoso tra risparmio economico e tutela ambientale.
Riqualificazione e criteri ESG: i pilastri dell’investimento
Scavando nel dettaglio tecnico della misura, emergono con chiarezza le aree di intervento privilegiate dal ministero, le quali spaziano dall’efficientamento edilizio (come la coibentazione, la sostituzione degli infissi e l’adeguamento degli impianti di climatizzazione) fino all’adeguamento delle aree esterne e dei servizi accessori. Una fetta significativa delle risorse potrebbe infatti fluire verso la riconversione di piscine, impianti termali e centri benessere, nonché verso la creazione di poli congressuali attrezzati, nell’ottica di attrarre un turismo congressuale e professionale anche nei periodi tradizionalmente definiti di “bassa stagione”. L’accesso ai fondi, per le imprese ricettive o per i ristoratori che operano nei territori a vocazione turistica, è subordinato al rispetto dei criteri ESG (Environmental, Social, Governance), una svolta normativa che era già stata anticipata dalla Legge di Bilancio e che ora diventa operativa, premiando le aziende che certificheranno i propri processi verdi e socialmente responsabili.
Piattaforma web e tempistiche stringenti per i beneficiari
La platea dei possibili beneficiari, come si legge nel testo del decreto, è volutamente ampia: possono partecipare tutte le imprese, senza distinzione di dimensioni (dunque micro, piccole, medie e grandi realtà imprenditoriali), purché operanti nei comparti del turismo e degli eventi e in possesso dei requisiti territoriali, amministrativi e settoriali richiesti. Ogni soggetto giuridico può tuttavia presentare una sola proposta d’investimento — una clausola, questa, che introduce un elemento di selettività per evitare la frammentazione dei fondi — mentre i gruppi imprenditoriali con più unità locali situate in comuni differenti potranno presentare istanze separate per ciascuna di esse. La gestione delle domande avverrà esclusivamente attraverso la piattaforma informatica dedicata, un passaggio obbligato che richiede alle aziende un certo grado di dimestichezza digitale; una volta ottenuta l’approvazione, i progetti dovranno concludersi entro diciotto mesi dalla concessione delle agevolazioni, con la scadenza ultima fissata improrogabilmente al 30 settembre 2028.
Verso un turismo “tutto l’anno”: le ricadute sul sistema Paese
L’obiettivo finale, come sottolineato più volte dal Mitur, resta quello di disinnescare la miccia della stagionalità che da decenni affligge l’economia italiana, costringendo migliaia di lavoratori a contratti a termine e lasciando intere infrastrutture inutilizzate per metà dell’anno. Sebbene le reazioni degli operatori siano variegate, i numeri parlano chiaro: la dotazione di 109 milioni (che si aggiunge ad altri fondi minori per i piccoli comuni) rappresenta una delle iniezioni di liquidità più se nel settore extra-Pnrr degli ultimi anni. L’auspicio, per gli addetti ai lavori, è che l’elevato tasso di successo atteso — nonostante la complessità burocratica insita nel rapporto costi/benefici — possa tradursi in una riqualificazione tangibile del patrimonio alberghiero nazionale, trasformando i vecchi alberghi stagionali in hub tecnologici aperti e funzionanti indipendentemente dal colore della carta da parati o dalle condizioni di una spiaggia lontana. I prossimi mesi, quelli delle presentazione delle domande e dei primi check amministrativi da parte di Invitalia, diranno se la macchina è stata oliata a sufficienza per evitare i ritardi che spesso affliggono questo genere di procedure concorsuali.




