Sgomberi, il governo accelera: «Difendiamo i cittadini onesti»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’esecutivo, guidato ormai da oltre un anno da Giorgia Meloni con un atteggiamento ben diverso rispetto alle precedenti amministrazioni, ha deciso di mettere mano a uno dei nervi scoperti del mercato immobiliare italiano: la lentezza cronica delle procedure di rilascio. Il disegno di legge sugli sgomberi, approvato in tempi rapidi nonostante le consuete polemiche di parte, punta a ridurre i tempi per rientrare in possesso di un’abitazione o di un magazzino – questi ultimi spesso finiti al centro di occupazioni abusive – quando l’inquilino smette di pagare o semplicemente non ha più titolo per restarvi. Per la presidente del Consiglio, che non ha perso l’occasione per rivendicare la svolta sui social, «per troppo tempo chi metteva in affitto una casa è rimasto senza tutele». Un’affermazione, la sua, che Confedilizia ha subito definito «una svolta nell’approccio di un governo al tema della proprietà immobiliare e dell’affitto», allontanando quella che definisce «demagogia mascherata da solidarietà».

Procedura rapida e ingiunzione di rilascio: come cambia la vita dei proprietari

Il cuore del provvedimento – che si inserisce nel più ampio Piano casa voluto dal governo – è rappresentato dalla cosiddetta “ingiunzione di rilascio per finita locazione”. Una formula tecnica, dietro la quale si nasconde un meccanismo pensato per aggirare l’attuale groviglio giudiziario. Il proprietario, spiega il testo, potrà rivolgersi direttamente al tribunale chiedendo un’ordinanza che abbia efficacia immediata; non dovrà più attendere anni, magari vedendo il proprio bene deteriorarsi o finire nel mercato nero degli affitti clandestini. Si tratta, va detto, di una delle questioni più ostiche del diritto civile italiano, da sempre caratterizzata da una giurisprudenza farraginosa e da una miriade di eccezioni sollevate dalle associazioni degli inquilini.

Le reazioni politiche e il caso Grosseto: «Nessuna illazione, i soldi ci sono»

Non sono mancate, ovviamente, le voci critiche: Antonio Terribile, segretario provinciale del Sunia (il sindacato degli inquilini), aveva definito il provvedimento pretestuoso e lontano dalla realtà. A lui ha risposto con fermezza Fabrizio Rossi, deputato di Fratelli d’Italia e assessore del Comune di Grosseto, liquidando quelle dichiarazioni come «illazioni». Rossi ha ricordato un dato, peraltro non trascurabile: «Il governo Meloni, riconoscendo la casa come un bene primario, ha messo in campo un pacchetto di misure dotato di ben 10 miliardi di euro, con l’obiettivo chiaro di rendere disponibili oltre 100.000 alloggi in dieci anni». Un’iniezione di liquidità, quest’ultima, che secondo l’assessore dovrebbe accompagnare la stretta sugli sfratti senza lasciare nessuno – o quasi – sulla strada.

Occupazioni abusive e morosità: il fronte della cronaca nera giudiziaria

Qualche episodio di cronaca, infatti, ha alimentato il dibattito negli ultimi mesi: occupazioni di palazzine intere a Roma e a Milano, con proprietari costretti a rivolgersi alla polizia dopo mesi di tentativi andati a vuoto. In un caso, un’anziana si era vista occupare il magazzino adiacente alla propria abitazione da un gruppo di giovani, senza che il giudice potesse emettere un provvedimento rapido. Il nuovo ddl, nelle intenzioni, dovrebbe scoraggiare comportamenti simili: chi occupa abusivamente saprà di poter essere sfrattato in poche settimane, senza i rinvii che spesso hanno trasformato l’abuso in un diritto di fatto. Dall’altra parte, i morosi cronici – cioè coloro che pur avendo un regolare contratto smettono di pagare per anni – perderanno la protezione oggi garantita dalla lentezza della macchina giudiziaria. Nessuna generalizzazione, però, è consentita: il provvedimento distingue tra difficoltà temporanee e abuso vero e proprio, anche se saranno i giudici a valutare caso per caso.

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