Anm, il patto Ue su migrazione e asilo rischia di ingolfare i tribunali: "Risorse inadeguate"
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Redazione Interno
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L'attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l'asilo, divenuto pienamente operativo lo scorso 12 giugno, si scontra con le difficoltà strutturali della giustizia italiana. A lanciare l'allarme è il Comitato direttivo centrale dell'Associazione nazionale magistrati, che ha approvato un documento nel quale evidenzia come il decreto-legge n.
100 del 12 giugno 2026, pur recependo le nuove disposizioni europee, non abbia previsto un adeguato potenziamento delle risorse umane e organizzative per le Sezioni specializzate in materia di immigrazione, chiamate a gestire un carico di lavoro destinato a crescere in modo esponenziale.
L'analisi dell'Anm parte da un dato numerico preciso: in base alle decisioni della Commissione europea, all'Italia spetta oltre il 26 per cento di tutte le procedure di frontiera dell'Unione, con un numero annuo obbligatorio che supera le 16mila pratiche nel primo anno per arrivare a regime a più di 32mila procedure annue. Un incremento che va a sommarsi a un arretrato già consistente, considerando che al 30 aprile 2026 risultavano pendenti oltre 142mila procedimenti di protezione internazionale, a fronte di una capacità media di definizione di circa 35mila casi all'anno.
L'impatto del decreto-legge n. 100 sulle Sezioni specializzate
Il provvedimento, che modifica il d.l. 25/2008, introduce le procedure di frontiera obbligatorie previste dal nuovo Regolamento europeo e riporta alle Sezioni specializzate dei Tribunali, sottraendole alle Corti d'appello, la competenza sui procedimenti di convalida e proroga del trattenimento dei richiedenti asilo, nonché sulle misure alternative al trattenimento e sui reclami contro i provvedimenti prefettizi che impongono l'obbligo di risiedere in un luogo determinato.
Sul piano organizzativo, il decreto rafforza le Commissioni territoriali competenti per l'esame amministrativo delle domande di protezione internazionale, istituendo nuove sezioni e prevedendo l'assunzione di personale amministrativo. Tuttavia, i magistrati sottolineano come un analogo potenziamento non sia stato previsto per le Sezioni specializzate dei Tribunali, che già scontano un rilevante arretrato.
I nodi critici: organici e termini processuali
L'Anm rileva come il d.l. 100/26 intervenga anche sulla durata dei procedimenti di primo grado, prevedendo un termine massimo di definizione di otto mesi per le procedure ordinarie e mantenendo quello di quattro mesi per le procedure accelerate. Alla luce del numero dei procedimenti pendenti e delle risorse disponibili, tali termini risultano difficilmente conseguibili.
Per fronteggiare l'arretrato, il decreto istituisce un "Ufficio per il processo stralcio" presso le Sezioni specializzate, composto da almeno tre giudici onorari di pace per ciascuna Sezione, cui delegare la trattazione e decisione delle domande pendenti fino al 12 giugno 2026, e prevede una proroga di tre mesi dei contratti del personale dell'Ufficio per il processo.
Il rischio di un sistema compromesso
Secondo l'Associazione nazionale magistrati, l'attuazione del Patto europeo comporterà un consistente aumento dei procedimenti urgenti attribuiti alle Sezioni specializzate, senza un corrispondente incremento delle risorse giudiziarie e di supporto. Le misure previste sono di portata del tutto inadeguata rispetto all'entità delle pendenze e al prevedibile incremento esponenziale del contenzioso derivante dalle procedure di frontiera.
L'Anm auspica che, in sede di conversione del d.l. 100/26, siano previste risorse adeguate e stabilmente destinate al supporto concreto delle Sezioni specializzate. In assenza di interventi strutturali, l'organismo di rappresentanza dei magistrati avverte che il rischio è quello di compromettere l'efficacia dell'intero sistema, favorendo l'espansione dell'irregolarità e, con essa, fenomeni di sfruttamento e di infiltrazione criminale.




