Cuoriconnessi, dieci anni di lotta al cyberbullismo: l'IA diventa confidente per un adolescente su quattro
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Redazione Interno
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Sensibilizzare e informare sui rischi della rete, promuovendo al contempo un uso consapevole della tecnologia, costituisce l'obiettivo primario del progetto #cuoriconnessi, che la Polizia di Stato porta avanti da un decennio in collaborazione con Unieuro. L'iniziativa, celebrata in occasione del Safer Internet Day presso l'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone a Roma, si è articolata per la prima volta in due distinti momenti: uno mattutino dedicato agli studenti e uno pomeridiano che ha visto la partecipazione dei genitori e l'intervento del capo della Polizia Vittorio Pisani, il quale ha sottolineato l'importanza cruciale del confronto tra famiglie e docenti. Un'apparente contraddizione, questa, che emerge da un panorama digitale in costante evoluzione, dove gli strumenti di connessione possono trasformarsi sia in veicoli di pericolo sia in insoliti rifugi emotivi.
L'amico artificiale: quando i chatbot sostituiscono il confronto umano
Non è più solo uno strumento per svolgere i compiti o ricercare informazioni: per una quota significativa di adolescenti italiani, l'intelligenza artificiale si è trasformata in un confidente digitale. Il dato, che dovrebbe far riflettere, rivela come il 26% dei giovani intervistati ammetta di utilizzare personalmente l'IA per "parlarci e confidarsi", specialmente in momenti di difficoltà. Più in generale, quasi uno su due dichiara di avere amici che ricorrono a chatbot come ChatGPT per discutere di problemi personali. Una tendenza che delinea un mutamento profondo nelle dinamiche di relazione, spostando parte del dialogo interiore – tradizionalmente riservato a genitori, amici o figure di riferimento – verso un'entità algoritmica percepita come non giudicante.
I gap nella percezione del rischio tra i più piccoli
Accanto al fenomeno degli amici digitali, persistono lacune allarmanti nella capacità di riconoscere i pericoli della rete tra i giovanissimi. Un'indagine presentata nello stesso contesto del Safer Internet Day evidenzia, infatti, come un bambino su quattro della scuola primaria non sia in grado di identificare i rischi connessi ai media digitali. Meno della metà del campione analizzato, poi, dimostra di saper riconoscere una possibile violazione della privacy. Dati che confermano l'urgenza di un'azione educativa continua e strutturata, la quale non può prescindere da un coinvolgimento sinergico di tutte le componenti della società.
La risposta educativa e il ruolo delle forze dell'ordine
Proprio per colmare questi vuoti di consapevolezza, progetti come #cuoriconnessi puntano a costruire negli anni un percorso di prevenzione, che sappia adattarsi alle nuove sfide. L'evento romano, con la sua doppia sessione, ha voluto rimarcare la necessità di un approccio olistico: se da un lato è fondamentale parlare direttamente agli studenti, dall'altro è indispensabile fornire strumenti anche agli adulti che li accompagnano nella crescita. La Polizia di Stato, in tale quadro, non svolge solo un ruolo repressivo ma si propone sempre più come attore educativo, facilitando quel dialogo tra le parti che spesso rappresenta la prima, vera barriera contro gli abili predatori della rete o le insidie dell'isolamento digitale.




