Trump e il Cremlino, mosse diplomatiche sull'Ucraina
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Redazione Esteri
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Il Cremlino ha reso noto, tramite il portavoce Dmitry Peskov, che Vladimir Putin aveva invitato Volodymyr Zelensky a Mosca per un incontro, chiarendo esplicitamente che l’intenzione non era quella di chiedere una resa. «È stato invitato a Mosca per parlare, non per capitolare», ha dichiarato Peskov in un’intervista al quotidiano Izvestia, aggiungendo che la proposta, avanzata dal presidente russo, è stata prontamente respinta dal leader ucraino attraverso i canali del ministero degli Esteri. Nella stessa occasione, Peskov non ha mancato di accusare i Paesi europei di intralciare attivamente qualsiasi potenziale soluzione negoziata al conflitto.
Parallelamente, dalla presidenza statunitense arrivano segnali di un possibile coinvolgimento diretto. L’inviato speciale per le missioni di pace Steven Witkoff ha dichiarato alla Coalizione dei Volenterosi che il presidente Donald Trump rimane aperto a un incontro trilaterale che coinvolga sia Zelensky che Putin. La notizia, riportata dal Wall Street Journal e citata dall’agenzia Tass, delinea una disponibilità americana a farsi mediatrice in una crisi che perdura ormai da anni.
La diplomazia di Trump, del resto, sembra procedere anche per gesti apparentemente criptici. Il presidente ha pubblicato sui suoi social due fotografie, prive di commento, relative al vertice di Anchorage in Alaska dello scorso agosto. La prima immagine ritrae lui e Putin mentre osservano il sorvolo di caccia americani; la seconda mostra invece un bombardiere B-2 scortato da quattro F-35. Quel post muto, che esibisce la potenza militare statunitense, è stato interpretato da molti osservatori come un monito diretto, seppur non verbale, rivolto all’omologo russo.




