Quentin Tarantino e il rimprovero a Brad Pitt sul set di “C’era una volta a… Hollywood”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il set di “C’era una volta a… Hollywood”, nonostante l’alone di mitologia cinematografica che lo circonda – complice un’affiatata coppia artistica come quella tra Quentin Tarantino e Brad Pitt –, ha conosciuto anche momenti di tensione tutt’altro che trascurabili. A gettare luce su uno di questi episodi, peraltro destinato a rimanere confinato tra i retroscena della lavorazione, è stato Bruce Dern, attore anch’egli nel cast del film. L’occasione è stata la sua presenza al Festival di Cannes, dove Dern ha presentato il documentario a lui dedicato, “Dernsie”, titolo che si riferisce a quelle piccole invenzioni recitative – battute o gesti improvvisati – con cui da sempre arricchisce le proprie interpretazioni. Ed è proprio a partire da una di quelle improvvisazioni, a quanto pare, che si è innescato lo scontro con Pitt.

«Hai finito di lavorare in questo mestiere»: la replica di Tarantino

Secondo la ricostruzione offerta da Bruce Dern, il diverbio sarebbe scoppiato nel bel mezzo di una ripresa: Pitt, interrompendo bruscamente la scena durante un’improvvisazione di Dern, avrebbe tagliato l’azione senza attendere il ciak. Un gesto che, agli occhi di Tarantino, non sarebbe affatto passato inosservato, anzi. Il regista, noto per la sua ossessione verso il controllo della scena e la musicalità dei dialoghi, avrebbe allora duramente redarguito l’attore, arrivando a pronunciare una frase dal peso specifico notevole: «Hai finito di lavorare in questo mestiere», oppure, secondo altre versioni dell’aneddoto, «Sarai finito in questo mestiere». Una minaccia velata, ma inequivocabile, che testimonia come nemmeno i collaboratori storici – Pitt aveva già recitato per Tarantino in “Bastardi senza gloria” e “Django Unchained” – siano immuni da momenti di rottura.

La ricostruzione di Bruce Dern e il contesto della lite

L’aneddoto, raccolto da People durante la kermesse francese, ha il merito di restituire umanità a due figure spesso cristallizzate nell’immaginario come perfettamente complementari. Dern, che nel film interpreta il vecchio proprietario terriero George Spahn, non è entrato nei dettagli tecnici della scena incriminata, né ha rivelato se l’improvvisazione fosse parte del copione o una sua libera invenzione. Si è limitato a descrivere l’atmosfera: un’improvvisa interruzione, il silenzio sul set, quindi lo sfogo di Tarantino. Una dinamica, questa, che restituisce l’idea di un regista abituato a non delegare, capace di passare dall’affetto paterno per i suoi interpreti a una durezza quasi didattica. Del resto, “C’era una volta a… Hollywood” – undicesimo film di Tarantino, e poi divenuto un titolo di culto – valse a Pitt l’Oscar come miglior attore non protagonista nel 2020 per il ruolo dello stuntman Cliff Booth, un’interpretazione costruita proprio su equilibri sottili tra ironia e violenza latente.

Un retroscena che non scalfisce il sodalizio artistico

È interessante notare come lo stesso Dern abbia raccontato l’episodio senza alcun intento scandalistico, quasi come un corollario alla leggenda della lavorazione. Nessuno dei coinvolti, del resto, ha mai confermato o smentito ufficialmente la versione, ma la circostanza che sia stato proprio Dern – attore laterale rispetto al duo protagonista – a rivelarla, le conferisce un alone di autenticità laterale. Non c’è traccia, nelle parole di Dern, di ripercussioni durature: la scena fu completata, il film fu montato e distribuito, e il rapporto professionale tra Tarantino e Pitt non subì conseguenze evidenti. Anzi, il regista ha più volte ribadito in interviste successive la stima per il suo interprete. Quel che rimane è l’immagine di un set vivo, non edulcorato, dove perfino i più grandi possono essere richiamati all’ordine. Un piccolo schiaffo alla retorica del “cinema felice”, restituito con la leggerezza di chi, come Dern, da settant’anni di carriera sa che le migliori storie, a volte, nascono proprio dai contrasti.

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