Halzen, Nobel per la fisica 2026: "Che delusione, i neutrini seguono ancora il Modello Standard"

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’Accademia Reale Svedese delle Scienze ha assegnato il Premio Nobel per la Fisica 2026 a Francis Halzen, professore alla University of Wisconsin-Madison, “per i suoi contributi decisivi all’osservatorio IceCube Neutrino e per la scoperta di neutrini ad alta energia di origine astrofisica”. Halzen è stato il pioniere e il principal investigator di IceCube, un enorme rivelatore grande un chilometro cubo situato nelle profondità del ghiaccio del Polo Sud.

Un progetto nato da un’intuizione del 1988

L’idea alla base dell’esperimento risale al 1988, quando Halzen propose di utilizzare il ghiaccio antartico per intercettare i neutrini, particelle elementari che attraversano la materia quasi senza interagire. La costruzione di IceCube è stata completata nel 2011 e già nel 2013 la collaborazione ha annunciato l’osservazione dei primi neutrini ad alta energia provenienti dall’esterno del Sistema Solare. L’osservatorio impiega oltre cinquemila sensori ottici collocati fino a circa 2.450 metri di profondità, distribuiti su un volume di un chilometro cubo.

Quando un neutrino interagisce con un nucleo atomico nel ghiaccio, produce particelle cariche che emettono luce, registrata dai sensori. Halzen ha spiegato che si osserva all’incirca un neutrino al mese del quale si può affermare con certezza l’origine cosmica, individuandolo tra i segnali di un rivelatore che registra migliaia di muoni ogni secondo.

“Mi aspettavo quella telefonata da anni”

La notizia del premio ha raggiunto Halzen a Torino, dove si trovava per una riunione del Comitato di Valutazione Internazionale dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. “Il mio primo pensiero è stato di sollievo”, ha dichiarato, “perché questo progetto ha fatto le sue prime scoperte più di dieci anni fa e già da molti anni si parlava di un possibile Nobel. Ho sempre avuto la sensazione che, quando non lo ricevevo, deludessi i miei meravigliosi collaboratori”.

Il presidente dell’INFN, Antonio Zoccoli, ha espresso “vivissime congratulazioni” a Halzen, definendolo “un amico, un collega” e componente del Comitato di Valutazione Internazionale dell’istituto.

La delusione dei fisici delle particelle

In un’intervista rilasciata a Galileo, Halzen ha spiegato che la sorpresa più grande riguarda il comportamento dei neutrini osservati. “Studiamo neutrini con energie dieci milioni di volte superiori” a quelli analizzati con alta statistica al Fermilab, ha detto, “eppure, per quanto ne sappiamo, tutto ciò che riguarda questi neutrini e il rivelatore risponde ancora alle regole del Modello Standard”.

Una circostanza che il Nobel ha definito “una benedizione, perché ci permette di fare astronomia senza complicazioni legate alla fisica dei neutrini, ma è anche una parziale delusione per i fisici delle particelle”.

La nuova sfida: le sorgenti galattiche dei raggi cosmici

Halzen ha indicato quale sia il prossimo obiettivo della sua ricerca: individuare le sorgenti galattiche dei raggi cosmici. “Ci sono raggi cosmici nella nostra galassia, ma non sappiamo da dove vengano e questa è la nuova sfida da risolvere”, ha affermato durante un incontro all’Università di Torino.

Il fisico ha aggiunto che, pur essendoci numerose sorgenti di raggi gamma di altissima energia, non si osservano neutrini corrispondenti, e la spiegazione potrebbe risiedere nella potenza dello strumento attuale, insufficiente secondo Halzen, che ha ipotizzato la necessità di realizzarne uno dieci volte più potente. Quanto ai costi della ricerca, ha osservato che “rispetto agli standard dei grandi progetti scientifici, penso che questo non sia molto costoso”, precisando che l’esperimento è costato qualche centinaio di milioni di dollari nell’arco di trent’anni.

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