Leone XIV avverte gli studenti sui falsi maestri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Papa Leone XIV ha presieduto nella serata di giovedì 8 ottobre la Santa Messa per l'inaugurazione dell'anno accademico delle università pontificie di Roma, celebrata nella basilica di San Pietro. Alla funzione hanno preso parte rettori, docenti e studenti, molti dei quali sacerdoti, seminaristi, religiose e religiosi giunti nella capitale dalle rispettive diocesi per conseguire una licenza o un dottorato.

Nel corso dell'omelia, prendendo le mosse dalla prima lettura tratta dalla Lettera di san Paolo ai Galati, il Pontefice ha affrontato il rapporto tra intelligenza e fede, rivolgendo ai presenti parole che avevano anche il tono di un ammonimento.

Il monito contro i falsi maestri

«In ogni epoca non mancano falsi maestri che volgono ai propri interessi il sentimento religioso di non pochi credenti, spingendoli spesso a radicalizzare qualche aspetto dell'insegnamento ricevuto a discapito dell'intero, che è Cristo e il suo Vangelo». Con queste parole il Santo Padre ha messo in guardia gli universitari dal rischio di lasciarsi sedurre da insegnamenti parziali o strumentalizzati.

Il riferimento alla Lettera ai Galati, ha spiegato, non è casuale: l'apostolo Paolo si rivolgeva a una comunità attraversata da divisioni e influenzata da predicatori che imponevano pratiche aggiuntive rispetto al Vangelo. Il tono vibrante e acceso dello scritto paolino, ha osservato Leone XIV, non va letto come un rimprovero ma come un appello all'intelligenza, alla memoria e al senso critico. La ragione, il porsi e porre domande alla luce della Parola di Dio e della Tradizione della Chiesa, costituiscono secondo il Papa parte essenziale del cammino di fede.

L'intelligenza umana non è un algoritmo

Uno dei passaggi centrali dell'omelia ha riguardato la differenza tra la memoria umana e la capacità di elaborazione delle macchine. «L'intelligenza deve fare memoria: non semplicemente accostando dati, come un algoritmo fa ormai più rapidamente di noi, ma ricordando le esperienze vissute, con le risonanze che solo l'animo umano può provare, ed entrando più intensamente in contatto con la loro bontà». Il Pontefice ha così indicato nella dimensione affettiva e biografica della conoscenza ciò che distingue irriducibilmente la persona umana dall'intelligenza artificiale.

A questo proposito ha invitato studenti, ricercatori e docenti a «custodire il cuore», perché è nel cuore che tutto ha avuto inizio. La routine, le ambizioni, le rivalità e altri fattori negativi, ha avvertito, possono col tempo distrarre attenzione ed energia, lasciando inariditi e fiacchi, litigiosi e tristi.

Lo studio come servizio alla verità

Nel corso della celebrazione, il Santo Padre ha esortato i presenti a considerare lo studio come un servizio alla fede e alla verità, per il proprio bene e per quello di tanti fratelli e sorelle. La Chiesa, ha detto, ha il desiderio e la responsabilità di custodire integro il tesoro della Rivelazione e di svilupparne nei diversi contesti l'intelligenza orante, la riflessione scientifica, la mediazione culturale e la traduzione pratica.

Quella della formazione intellettuale, ha sottolineato, non è un'attività autoreferenziale: nessuno insegnerà, studierà o ricercherà solo per sé stesso, ma con gli altri, per gli altri e, soprattutto, con il Signore e per il Signore.

A proposito della dimensione internazionale delle università pontificie, il Pontefice ha ricordato che nelle aule di questi atenei siedono studenti provenienti da ogni continente. Da qui l'invito a non limitarsi a sedersi accanto, ma a incontrarsi, parlarsi, ascoltarsi e raccontarsi le proprie esperienze di fede, coltivando amicizie destinate a durare per tutta la vita. Il riferimento è a un tessuto accademico che riunisce persone di culture, lingue e tradizioni diverse, chiamate a condividere un percorso di ricerca comune.

Leone XIV ha infine invitato a portare la vita nello studio e lo studio nella vita, secondo quella che ha definito la logica dell'Incarnazione, fuori dalla quale, ha detto, tace la Rivelazione.

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