Coccodrilli nelle carceri israeliane, il tribunale blocca il progetto di Ben-Gvir

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Niente fossati popolati da coccodrilli del Nilo attorno al carcere di massima sicurezza di Ketziot, almeno per il momento. Il Tribunale distrettuale di Gerusalemme ha infatti congelato il controverso progetto promosso dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano, l'esponente di estrema destra Itamar Ben-Gvir, che prevedeva l'impiego dei grandi rettili come misura di deterrenza e sicurezza attorno alla struttura penitenziaria dove sono detenuti sospetti di terrorismo, molti dei quali risultano essere palestinesi, e presunti membri di Hamas.

L'ingiunzione del giudice e il ricorso animalista

Il giudice Avraham Rubin ha emesso un'ingiunzione provvisoria che blocca il trasferimento degli animali e la costruzione delle strutture a loro destinate, in attesa di una decisione definitiva. Il provvedimento arriva in seguito al ricorso presentato dall'organizzazione per la protezione degli animali "Let the Animals Live", che ha contestato la legittimità della riclassificazione dei rettili da parte del governo e i possibili rischi per il loro benessere.

"I coccodrilli non sono armi, né strumenti punitivi o per campagne politiche", ha dichiarato l'ONG, aggiungendo che l'ordinanza impedisce la creazione di "fatti irreversibili" che potrebbero causare gravi sofferenze agli animali e lo spreco di milioni di shekel.

Il progetto "Alligator Alcatraz" e la reazione di Ben-Gvir

L'idea, presentata per la prima volta alla fine del 2025, si ispirava al cosiddetto "Alligator Alcatraz", un centro di detenzione per migranti voluto dall'allora presidente Donald Trump e realizzato nelle Everglades della Florida, una struttura circondata da alligatori e già dismessa nel giugno del 2026.

Il ministro Ben-Gvir aveva difeso l'iniziativa sostenendo che non si trattava di "una trovata pubblicitaria", e che il suo ministero aveva già stanziato 21 milioni di shekel (circa 6 milioni di euro) per la realizzazione dell'opera, tanto che secondo i media israeliani erano già iniziati i lavori di scavo di un fossato intorno a uno dei reparti speciali di Ketziot. La decisione del tribunale ha scatenato la reazione indignata di Ben-Gvir, che ha accusato i giudici di "schierarsi con i terroristi" e di ostacolare le misure necessarie per la deterrenza di Israele in tempo di guerra.

"Sappiamo che i terroristi tremano al pensiero dell'arrivo degli alligatori, ma oggi il tribunale è venuto in loro aiuto", ha affermato il ministro, ribadendo le sue critiche al sistema giudiziario.

La riclassificazione dei rettili e la posizione degli esperti

Il progetto era stato favorito da una decisione della ministra per la Protezione dell'Ambiente, Idit Silman, che a metà luglio aveva riclassificato i coccodrilli del Nilo, spostandoli dalla categoria di "specie protetta" a quella di "animale selvatico allevato in cattività". Questa modifica normativa, presa nonostante il parere contrario del consulente legale del ministero e dell'Autorità per la Natura e i Parchi, avrebbe consentito di tenere i rettili in strutture di sicurezza come le carceri, dove in precedenza potevano essere ospitati solo in zoo e santuari autorizzati.

L'Autorità per la Natura e i Parchi si era opposta fermamente, dichiarando di non aver trovato "alcuna base professionale o scientifica, in nessuna parte del mondo, per introdurre coccodrilli in una struttura di detenzione come misura di sicurezza". Gli esperti hanno inoltre avvertito dei possibili rischi per l'ambiente naturale, per il personale penitenziario e per gli stessi detenuti, sottolineando che la legge consente di detenere questi animali solo per scopi educativi e di ricerca, non per finalità di sicurezza.

Un braccio di ferro giudiziario in corso

L'ingiunzione del giudice Rubin resta in vigore fino a quando lo Stato non risponderà alle istanze presentate dall'associazione animalista, con la corte che ha concesso tempo fino a metà agosto per le osservazioni delle parti coinvolte, tra cui lo stesso Ben-Gvir, la ministra Silman e il Servizio carcerario israeliano.

Il ministro Ben-Gvir, tuttavia, ha già manifestato l'intenzione di proseguire nella sua battaglia, e la ministra Silman ha scritto all'Autorità per la Natura e i Parchi chiedendo di procedere alla definizione delle condizioni per tenere i coccodrilli nelle prigioni, come richiesto dal servizio penitenziario, segnale che l'esecutivo intende andare avanti nonostante lo stop della magistratura.

L'episodio si configura come l'ultimo di una lunga serie di scontri tra il ministro di estrema destra e il sistema giudiziario israeliano, in particolare sulle politiche relative alla gestione dei detenuti palestinesi, e la partita legale si preannuncia destinata a proseguire nei prossimi mesi.

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