Coccodrilli intorno al carcere di Ketziot: il piano di Ben Gvir supera lo scoglio burocratico
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Redazione Esteri
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Una modifica alla classificazione dei coccodrilli del Nilo, firmata dalla ministra per la Protezione Ambientale Idit Silman, ha aperto la strada in Israele a un utilizzo finora inedito dei grandi rettili: il loro impiego come deterrente naturale contro le evasioni carcerarie. La decisione, che riclassifica gli animali da "selvatici" a "fauna selvatica allevata in cattività", risponde alle sollecitazioni del ministro per la Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir, il quale aveva proposto di circondare con questi predatori il carcere di Ketziot, nel sud del Paese, per i detenuti palestinesi.
L'idea, che si ispira al controverso centro di detenzione per immigrati "Alligator Alcatraz" della Florida, ha superato il primo ostacolo burocratico nonostante le resistenze sollevate dall'Autorità per la Natura e i Parchi.
La riclassificazione che sposta il controllo
Il fulcro della vicenda risiede in un atto amministrativo dalla portata politica notevole: la ministra Idit Silman, esponente del Likud, ha firmato la riclassificazione del coccodrillo del Nilo, trasferendone di fatto la supervisione dall'Autorità per la Natura e i Parchi a un generico "ente di sicurezza". In questa categoria rientra a pieno titolo il Servizio penitenziario israeliano, che è diretto proprio da Ben Gvir.
Il nuovo regolamento, entrato in vigore mercoledì, stabilisce che i coccodrilli possano essere allevati da un ente di sicurezza, previo accertamento da parte del ministro dell'Ambiente della necessità del loro possesso per fini di sicurezza e a condizione che vengano adottate misure per impedirne il rilascio in natura.
Un passaggio, questo, che ha suscitato l'opposizione dell'Autorità per la Natura e i Parchi, i cui funzionari hanno ricordato come le leggi vigenti tutelino gli animali solo per scopi educativi e di ricerca, ribadendo il principio che i rettili debbano essere protetti dall'uomo e non utilizzati per proteggere strutture umane. La partita legale, tuttavia, potrebbe non essere conclusa, con la plenaria dell'Autorità chiamata a esaminare la questione nei prossimi giorni.
Il messaggio di Ben Gvir e il modello "Alligator Alcatraz"
Itamar Ben Gvir, leader dell'estrema destra israeliana con un passato di condanne per incitamento al razzismo, ha accolto la decisione con entusiasmo, pubblicizzando l'iniziativa attraverso i suoi canali social. "State pensando di tentare la fuga? Ripensateci", ha scritto in un post su Facebook giovedì, accompagnando il messaggio con un'immagine generata dall'intelligenza artificiale che lo ritrae mentre tiene un coccodrillo al guinzaglio.
La proposta di Ben Gvir si inserisce in un disegno più ampio che trae ispirazione dal centro di detenzione per immigrati della Florida, noto come "Alligator Alcatraz", un'idea emersa durante l'amministrazione Trump e caratterizzata dalla presenza di fossati popolati da alligatori e serpenti nelle Everglades per scoraggiare le fughe.
Se negli Stati Uniti il progetto aveva suscitato forti critiche da parte degli attivisti per i diritti umani e delle comunità locali, bloccandone di fatto lo sviluppo, in Israele la proposta è stata formalmente esaminata e ha ricevuto un via libera burocratico che ne apre la concreta realizzazione.
Il carcere di Ketziot e le reazioni nel sistema penitenziario
Secondo quanto riportato dai media israeliani, la prima sperimentazione sul campo dovrebbe partire dal carcere di Ketziot, situato nel cuore del deserto del Negev. La struttura detiene prevalentemente prigionieri palestinesi per motivi di sicurezza, tra cui numerosi militanti di Hamas catturati dopo l'attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele, evento che ha innescato il conflitto nella striscia di Gaza, in corso da oltre due anni.
Il Servizio penitenziario israeliano ha preso la proposta talmente sul serio da inviare una delegazione ufficiale per un sopralluogo nell'allevamento di coccodrilli di Hamat Gader, situato a sud del Mar di Galilea, al fine di valutare l'approvvigionamento degli animali. Non mancano, tuttavia, segnali di scetticismo all'interno dello stesso apparato carcerario. L'emittente Channel 13 ha rivelato che, quando Ben Gvir avanzò la proposta l'anno scorso, questa fu inizialmente accolta con derisione e scherno da diversi funzionari del servizio penitenziario.




