Crosetto e Borghi, scontro social sulle armi all'Ucraina

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un nuovo, aspro botta e risposta, che si è consumato attraverso i post sulla piattaforma X, ha visto protagonisti il ministro della Difesa Guido Crosetto e il senatore leghista Claudio Borghi, riaccendendo i riflettori sulle divisioni all'interno della maggioranza di governo riguardo al sostegno militare a Kiev. A innescare la polemica è stato un intervento di Borghi, il quale, con un tono sarcastico, ha sollevato un'ipotesi di carattere geopolitico domandandosi: “Ma se per caso gli Usa attaccassero il Venezuela che facciamo? Mandiamo 12 pacchetti di armi a Maduro?”, in un chiaro riferimento implicito alla sequenza degli aiuti difensivi forniti all'Ucraina. La replica del ministro Crosetto, che non ha fatto mancare la propria risposta puntuale sullo stesso social network, è stata netta e ha conferito alla discussione una dimensione internazionale, osservando come “in Russia i tuoi post sarebbero impossibili”.

La replica tagliente del ministro della Difesa

Alla provocazione del collega di partito, Crosetto ha risposto senza mezzi termini, articolando un ragionamento che è andato ben al di là della semplice battuta. “No, puoi stare tranquillo Claudio”, ha esordito il ministro, per poi aggiungere, con un'evidente allusione alle azioni della Federazione Russa, che gli Stati Uniti “non hanno mai invaso una nazione per occuparne stabilmente il territorio con la scusa che alcuni parlassero inglese”. Questa contrapposizione, che delinea una differenza sostanziale tra le politiche estere dei due paesi, ha trasformato lo scambio dialettico in un confronto sui principi stessi che guidano l'invio degli aiuti, toccando, seppur indirettamente, le delicate questioni della sovranità nazionale e del diritto internazionale.

Le tensioni sull'approvazione del nuovo pacchetto di aiuti

Lo scontro social si inserisce in un momento di particolare frizione, mentre è in dirittura d'arrivo l'approvazione del dodicesimo pacchetto di aiuti all'Ucraina per l'anno in corso. La delibera, che non necessita del passaggio parlamentare e che coinvolge i ministeri degli Esteri, della Difesa e dell'Economia, dovrebbe giungere a completamento nel giro di pochi giorni, nonostante le firme dei vertici dei dicasteri coinvolti non siano ancora pervenute. Proprio su questo tema, il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva annunciato di aver informato il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, noto come Copasir, ma l'organo ha successivamente smentito di aver ricevuto qualsiasi comunicazione formale, creando un ulteriore elemento di attrito istituzionale.

Le posizioni interne alla maggioranza

La frattura, che percorre ormai da tempo la coalizione di governo, non si limita allo scambio tra i due esponenti politici. Il segretario della Lega Matteo Salvini ha infatti insistito nel manifestare il proprio “sconcerto per la destinazione delle nostre risorse”, ribadendo come la priorità assoluta debba essere quella di “fermare il conflitto” piuttosto che procedere con nuove forniture. Questa presa di posizione, che si scontra con la linea ufficiale dell'esecutivo, evidenzia la mancanza di un'intesa compatta all'interno della maggioranza, lasciando intravedere le difficoltà di un equilibrio sempre più precario su una materia di così rilevante importanza strategica.

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