Il caso Ilaria Salis scuote l'Ungheria e mette alla prova il premier Viktor Orbán
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Redazione Interno
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Il caso di Ilaria Salis, cittadina italiana, ha scatenato una crisi significativa in Ungheria, mettendo alla prova il premier nazionalista Viktor Orbán. Questa situazione rappresenta la prima grande crisi che Orbán affronta nei suoi 14 anni al potere, in un periodo in cui l'Ungheria si trova sempre più isolata in Europa.
Le tensioni diplomatiche
La tensione tra i ministri degli Esteri Antonio Tajani e Péter Szijjártó è palpabile. Szijjártó ha dichiarato che Salis non è una martire, ma una persona che è venuta in Ungheria con un piano chiaro per attaccare persone innocenti nelle strade. Queste parole hanno raffreddato ulteriormente i rapporti tra i due paesi.
La posizione italiana
L'Italia ha sempre sostenuto di non interferire nel caso, preoccupandosi solo della tutela dei diritti di un detenuto. Questa posizione è stata ribadita anche da Tajani, che ha sottolineato come in Unione Europea vanno rispettate le regole di detenzione.
Proteste e vandalismo
A Roma, di fronte all'ambasciata di Ungheria, sono apparse scritte e svastiche. Tra queste, una frase particolarmente dura: "Il fascismo non si processa, Ilaria muori". Questi atti di vandalismo, avvenuti nella notte tra mercoledì 28 febbraio 2024 e giovedì 1 marzo, hanno ulteriormente acuito le tensioni tra i due paesi.




