Melania, il documentario che divide la critica e mobilita il pubblico
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Dopo un percorso costellato di polemiche, che hanno investito principalmente l’ingente investimento sostenuto dalla produzione, è finalmente approdato sugli schermi il documentario dedicato alla first lady americana. La pellicola, affidata alla regia di Brett Ratner, è stata accolta da un coro di giudizi feroci da parte della stampa specializzata, la quale non ha risparmiato critiche al suo carattere marcatamente agiografico. Un’operazione, questa, che tuttavia non sembra aver scoraggiato una parte del pubblico, il quale, al contrario, ha mostrato di apprezzare la narrazione proposta, trovandovi una risposta alla propria visione. L’attenzione si è concentrata, in particolare, sulla cifra spesa da Amazon MGM per acquisire i diritti del film, un ammontare complessivo di ottanta milioni di dollari, di cui venti sono stati versati direttamente alla protagonista, un budget senza precedenti per un lavoro documentaristico che difficilmente potrà essere ammortizzato attraverso i consueti canali di sfruttamento commerciale.
La colonna sonora e il tocco italiano
All’interno del tessuto audiovisivo del film, la musica occupa uno spazio significativo, arricchito da un contributo italiano di pregio. Il brano “Melania’s Waltz”, unico pezzo inedito della colonna sonora, è stato infatti composto per l’occasione e affidato all’interpretazione di un maestro della fisarmonica. L’esecuzione, che si pone come il Leitmotiv dell’intera opera, è stata curata nel dettaglio dal musicista abruzzese, il quale ha impresso alla sua performance una sonorità che mira a riflettere, per mezzo delle sole note, il percorso umano e pubblico della first lady. Questo elemento, seppur circoscritto, rappresenta una delle firme più riconoscibili del documentario, conferendo alla pellicola una texture sonora che cerca di elevarsi al di sopra della narrazione biografica convenzionale.
L’effetto sorpresa sugli ascolti di Netflix
Un risvolto inatteso dell’uscita del film è stato registrato sulle piattaforme di streaming concorrenti, dove si è evidenziato un fenomeno di rimbalzo. Gli analisti hanno rilevato, infatti, un picco significativo nelle visualizzazioni del documentario dedicato a Michelle Obama, “Becoming”, disponibile su Netflix. L’interesse risvegliato dalla figura di una first lady sembra avere, dunque, un effetto trainante anche sul racconto della vita di chi quel ruolo lo ha ricoperto in un’amministrazione precedente, indicando una curiosità del pubblico che travalica le semplici barriere politiche e si concentra sulle storie personali che si intrecciano con la vita pubblica della Casa Bianca. Un dato che sottolinea come la proposta di un’opera possa generare, suo malgrado, un rinnovato consumo di prodotti analoghi.
Le battute di Jimmy Kimmel e il rumor sugli Oscar
Il talk show di Jimmy Kimmel, da sempre palcoscenico per satire politiche e cinematografiche, non ha potuto fare a meno di dedicare spazio al documentario, alimentando con ironia le speculazioni sulla sua possibile corsa ai premi dell’Academy. Il conduttore, esperto della cerimonia per averla più volte presentata, ha scherzato sulla prospettiva di una nomination agli Oscar del prossimo anno, arrivando a proporre la propria candidatura come presentatore proprio in virtù di quel potenziale riconoscimento. Queste battute, pur nella loro leggerezza, inseriscono il film all’interno di un dibattito più ampio sul rapporto tra cinema, politica e industria dell’intrattenimento, mostrando come un’opera così divisiva riesca a generare discussioni che vanno ben al di là del suo merito artistico intrinseco.




