Meningite alla Torre Gioia 22, chiusi gli uffici Intesa Sanpaolo: tremila dipendenti in smart working
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Redazione Salute
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Non è il dejà-vu di una pandemia ormai lontana, ma la fotografia di un’emergenza sanitaria circoscritta che ha costretto uno dei grattacieli più iconici di Milano a svuotarsi in poche ore. La Torre Gioia 22, sede milanese del gruppo Intesa Sanpaolo, è finita al centro di un’attività di profilassi straordinaria dopo l’accertamento di un caso di meningite meningococcica tra i suoi dipendenti. L’istituto bancario, appena ricevuta la segnalazione, ha attivato il protocollo di sicurezza che prevede il ricorso massiccio allo smart working, una misura che riguarda direttamente le circa tremila persone che abitualmente occupano gli uffici di via Melchiorre Gioia.
Due casi confermati e un terzo sotto accertamento, scatta la profilassi
La vicenda ha assunto contorni definiti quando l’Agenzia di Tutela della Salute (Ats) della Città Metropolitana di Milano ha confermato la positività di una dipendente, una donna di 52 anni attualmente ricoverata nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Legnano. Le sue condizioni, secondo quanto riferito, non destano preoccupazione per l’esito clinico, ma la natura del batterio – il meningococco di tipo B – impone una rapidità d’azione per scongiurare ulteriori sviluppi. Il quadro epidemiologico si è poi complicato con l’emersione di un secondo caso accertato, mentre un terzo, al momento, rimane in fase di accertamento da parte delle autorità sanitarie.
I vertici di Intesa Sanpaolo hanno deciso quindi di procedere con la chiusura temporanea della struttura fino a domenica, ordinando la sanificazione approfondita degli ambienti. Le operazioni di bonifica, che hanno interessato non solo le postazioni di lavoro ma anche gli spazi comuni come i tornelli d’ingresso, i servizi igienici e la mensa, sono state avviate immediatamente per ridurre al minimo il rischio di persistenza del patogeno sulle superfici. Parallelamente, il medico competente dell’azienda ha coordinato le attività di tracciamento con l’Ats: tutti i contatti stretti della dipendente infetta – vale a dire coloro che hanno condiviso spazi ristretti e prolungati con lei nei giorni precedenti la diagnosi – sono stati individuati e sottoposti a una terapia antibiotica profilattica.
Le procedure di sicurezza e la gestione operativa della sede
La reazione del gruppo bancario, che ha operato in stretto raccordo con le autorità di sanità pubblica lombarde, ha seguito i protocolli standard previsti per le malattie infettive. Dopo la segnalazione dei primi sintomi e la conseguente diagnosi, il Servizio Prevenzione e Protezione ha avviato lo sgombero del piano in cui operava la lavoratrice risultata positiva, intimando ai colleghi di proseguire l’attività lavorativa esclusivamente in modalità agile. La decisione di estendere la chiusura all’intero complesso della Torre Gioia 22 è maturata solo successivamente, quando è giunta la segnalazione del secondo caso sospetto, come misura precauzionale volta a garantire la massima sicurezza prima del rientro in ufficio previsto per l’inizio della prossima settimana.
Nonostante la visibilità dell’evento – alimentata anche dal recente focolaio scoppiato nel Regno Unito, dove nella contea del Kent si sono registrati oltre venticinque casi e due decessi in un cluster legato a una discoteca – gli esperti dell’Ats hanno invitato a evitare allarmismi. La peculiarità della trasmissione del meningococco, che avviene esclusivamente tramite secrezioni respiratorie e richiede contatti stretti e prolungati, rende il rischio per la popolazione generale estranea al contesto lavorativo estremamente basso. Per i lavoratori della torre, tuttavia, resta attivo un monitoraggio costante: chiunque dovesse manifestare sintomi sospetti come febbre alta improvvisa, forte cefalea o rigidità nucale è stato invitato a contattare prontamente i servizi sanitari.




