Ubisoft annulla lo smart working, i dipendenti di Assago in sciopero

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Un annuncio aziendale, arrivato come un fulmine a ciel sereno lo scorso gennaio, ha stravolto le condizioni di lavoro di migliaia di dipendenti in tutto il mondo. Con una mail firmata dall’amministratore delegato Yves Guillemot, Ubisoft ha infatti decretato la fine del lavoro ibrido e il ritorno obbligatorio in ufficio cinque giorni su cinque. Tale decisione, che non ha concesso margini di trattativa né fasi transitorie, è parte integrante di un ampio piano di razionalizzazione dei costi, il quale punta a risparmiare duecento milioni di euro attraverso il taglio di progetti e una nuova ondata di licenziamenti. Una mossa che, se da un lato risponde a logiche di riorganizzazione aziendale, dall’altro impone ai lavoratori un cambiamento radicale e costoso delle proprie abitudini, cancellando di colpo quanto, in molti casi, era diventato la normalità dopo la pandemia.

La protesta si organizza in Italia

La sede italiana del colosso francese, situata ad Assago alle porte di Milano e che impiega circa centodieci persone, è tra quelle che hanno reagito con maggiore determinazione. Per i dipendenti, molti dei quali risiedono in altre province o regioni, l’ordine di rientro a tempo pieno si traduce in un aggravio economico non indifferente, considerati i costi degli spostamenti e il caro affitti che contraddistingue l’area metropolitana milanese. Una scelta, quella della direzione, percepita come un passo indietro ingiustificato e imposto senza alcun dialogo preliminare, come hanno sottolineato i rappresentanti sindacali. È per questi motivi che i lavoratori hanno proclamato uno sciopero di tre giorni consecutivi, iniziato ieri, unendosi idealmente a un più ampio movimento di protesta che attraversa diverse sedi europee.

Uno sciopero dal valore transnazionale

Quello che sta accadendo ad Assago, in verità, non è un episodio isolato ma il riflesso di una tensione che serpeggia da tempo nell’azienda. In Francia, dove Ubisoft ha le sue radici storiche, i dipendenti hanno già organizzato diverse giornate di astensione dal lavoro per contestare le politiche del management. La mobilitazione italiana, dunque, si inserisce in un contesto di malcontento europeo, assumendo un significato simbolico che va ben oltre la disputa sul luogo di prestazione. Il tema, che tocca da vicino il futuro del lavoro e l’autonomia dei lavoratori, diventa così un banco di prova per le relazioni industriali nel settore tech, dove modelli flessibili erano ormai considerati una conquista consolidata.

Le ragioni di una crisi aziendale

Alle spalle della controversa decisione sul rientro in ufficio, vi è un quadro aziendale in piena tempesta. Il piano di tagli da duecento milioni di euro, che comprende l’abbandono di sei titoli in sviluppo e nuovi licenziamenti, delinea la fotografia di una società che cerca di risanare i propri bilanci dopo anni di risultati altalenanti e progetti ambiziosi finiti nel nulla. La revoca dello smart working, pertanto, viene letta dagli osservatori non solo come un modo per riaffermare il controllo sulla forza lavoro, ma anche come un elemento di una strategia più ampia e drastica di contenimento delle spese. Una strategia che, però, rischia di minare il morale dei dipendenti e di innescare, come si sta vedendo, una reazione collettiva difficile da placare.

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