Hantavirus, scatta la quarantena per due italiani: 45 giorni di isolamento dopo il volo con la moglie del paziente zero
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Redazione Salute
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Da Torre del Greco a Villa San Giovanni, due comuni italiani distanti tra loro ma ora accomunati da un provvedimento restrittivo che richiama – sia pure con dinamiche epidemiologiche molto diverse – i protocolli severi delle grandi emergenze sanitarie. I rispettivi sindaci hanno firmato le ordinanze che impongono la quarantena domiciliare obbligatoria per due cittadini, entrambi asintomatici e risultati negativi ai test, ma finiti nella complessa rete di tracciamento del contagio da Hantavirus. Il motivo risiede in un breve lasso di tempo – si parla di pochi minuti – trascorso sullo stesso volo aereo della moglie del cosiddetto “paziente zero”, la donna successivamente deceduta e risultata positiva al virus.
Un’esposizione minima, una misura massima
La decisione dei due primi cittadini – quello di Torre del Greco, in provincia di Napoli, e quello di Villa San Giovanni, nel Reggino – si basa dunque non su una sintomatologia accertata né su un riscontro laboratoristico positivo, quanto sul principio di precauzione applicato a un incontro fortunato e sfuggente. I due italiani, un 24enne del napoletano e un residente calabrese, avevano condiviso lo stesso spazio aereo con la donna, risultata poi letale veicolo del virus; da lì l’allarme delle autorità sanitarie locali, che hanno disposto un isolamento dalla durata particolarmente lunga, ben 45 giorni. Un periodo, questo, che supera abbondantemente le finestre temporali di incubazione solitamente associate all’Hantavirus, testimoniando la volontà di azzerare qualsiasi residuale rischio di trasmissione.
Il quadro internazionale: il focolaio della nave Hondius e il peggioramento della turista francese
Il cluster oggetto delle indagini epidemiologiche ha preso forma attorno alla nave da crociera MV Hondius, battente bandiera olandese e specializzata in itinerari polari. A bordo viaggiava una donna francese, poi rientrata in patria, le cui condizioni sono bruscamente peggiorate nel corso della scorsa notte: la ministra della Salute transalpina, Stéphanie Rist, intervenendo ai microfoni di France Inter, ha confermato l’esito positivo del tampone e l’aggravamento clinico della paziente, ora ricoverata in un ospedale di riferimento per le malattie infettive. Contemporaneamente, dallo stato del Nebraska giunge la notizia di un secondo passeggero della stessa nave – un cittadino americano – che ha iniziato a manifestare i primi sintomi compatibili con l’infezione. Un altro americano, anch’egli ex crocierista, era già risultato positivo dopo lo sbarco.
Le quarantene italiane e il caso spagnolo
Oltre ai due connazionali in isolamento forzato – per i quali, va ribadito, al momento non esiste alcun riscontro clinico di malattia – la galassia dei contatti riconducibile alla Hondius ha generato ulteriori emergenze in Europa. Alcuni passeggeri spagnoli sbarcati dalla stessa imbarcazione sono stati sottoposti a sorveglianza sanitaria, mentre un agente spagnolo impegnato in operazioni di evacuazione è deceduto per infarto, evenienza che le autorità locali stanno valutando alla luce dello stress operativo piuttosto che di una connessione diretta col virus. Resta alta, nel frattempo, l’attenzione dei ministeri della Salute coinvolti, nell’assenza di un vaccino o di una terapia specifica contro l’Hantavirus, trasmesso all’uomo principalmente attraverso l’inalazione di aerosol proveniente da escrementi di roditori infetti.
Quarantene lunghe e protocolli: la sfida della sorveglianza
Per i due italiani il conteggio dei giorni è appena iniziato: quarantacinque giorni senza uscire dall’abitazione, senza contatti fisici con terzi, monitorati dalle Asl competenti. Un provvedimento che trova la sua ragione non tanto nella pericolosità accertata dei due soggetti – entrambi asintomatici – quanto nella catena di esposizione indiretta: essendo stati a stretto contatto con la moglie del paziente zero (la quale, a sua volta, aveva contratto il virus dal marito) e avendo condiviso con lei la cabina dell’aereo, seppur per pochi minuti, le autorità hanno preferito non correre rischi. Il virus, va ricordato, non si trasmette da uomo a uomo in modo efficiente come l’influenza o il Sars-CoV-2; ma l’estrema gravità delle forme cliniche conclamate – alcune con esito mortale – ha indotto i sindaci a firmare le ordinanze senza attendere l’eventuale comparsa dei sintomi.




