Hantavirus, il turista britannico finito sulla rotta della moglie della prima vittima è in quarantena al Sacco

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Le maglie della sorveglianza epidemiologica, attivate immediatamente dopo lo scoppio del focolaio a bordo della nave da crociera MV Hondius, hanno stretto ieri sera il cerchio intorno a un nuovo potenziale veicolo del contagio: un turista britannico rintracciato a Milano, considerato un contatto “ad alto rischio” perché, durante il suo viaggio, si è trovato a condividere lo stesso volo proprio con la moglie della prima vittima accertata di questa emergenza sanitaria.

Un rintraccio internazionale coordinato via terra e via mare

A dare l’allarme è stato il governo britannico, che ha segnalato al ministero della Salute la presenza sul suolo italiano di questo viaggiatore. La notizia, diffusa in tarda serata, ha scatenato una reazione a catena perfettamente oleata: grazie al supporto del Viminale, il dicastero della Salute ha localizzato l’uomo (e con lui l’accompagnatore che viaggiava al suo fianco) per poi informare immediatamente la Regione Lombardia. La struttura, attivatasi senza indugi, ha disposto il trasporto d’urgenza del cittadino britannico all’ospedale Sacco di Milano. Qui l’uomo si trova attualmente in regime di isolamento fiduciario, una misura prevista dalla circolare ministeriale diffusa solo l’11 maggio per contenere i rischi legati alla trasmissione di questo specifico patogeno.

L’ombra del virus si allunga anche su Messina

Mentre a Milano si procedeva con il protocollo di quarantena, dalla Sicilia arrivava un altro caso sospetto che ha tenuto banco nelle cronache della serata: una turista argentina, giunta in Italia dopo un volo intercontinentale partito da Buenos Aires il 30 aprile, è finita sotto osservazione. La donna, dopo essere arrivata a Roma, si era poi trasferita a Messina dove le sue condizioni di salute sono improvvisamente degenerate, sfociando in una polmonite che ha immediatamente fatto scattare l’allarme hantavirus tra i sanitari locali. I test, richiesti nella giornata di ieri, sono stati eseguiti e i relativi campioni sono stati affidati ai carabinieri del NAS per essere trasportati con la massima urgenza all’ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma, il centro di riferimento nazionale per le malattie infettive dove saranno analizzati.

L’accompagnatore del britannico finisce in isolamento precauzionale

Nel comunicato ufficiale diffuso dal ministero della Salute, non si fa cenno solo al turista britannico ma anche alla persona che viaggiava con lui, un accompagnatore finito in quarantena al Sacco “per precauzione”. La scelta, coerente con la linea di massima cautela adottata dalle autorità (specialmente alla luce della specifica natura del virus Andes, trasmesso da roditori ma capace di rari casi di contagio interumano in contesti di stretta prossimità), mira a interrompere sul nascere qualsiasi possibile catena di trasmissione sul territorio nazionale. Entrambi resteranno dunque sotto osservazione secondo le tempistiche previste dalla vigente normativa, in attesa di valutazioni cliniche più approfondite.

I collegamenti con il focolaio della nave “Hondius”

Sebbene i dettagli sulle modalità precise del contagio rimangano riservati agli atti dell’inchiesta epidemiologica, è ormai assodato che il volo condiviso dalla coppia (Sant’Elena-Johannesburg) rappresenti l’elemento di contiguità tra la vittima principale e il britannico ora rintracciato a Milano. Non si tratta, nello specifico, di un passeggero della “nave del virus” (l’MV Hondius ormeggiata a Tenerife), ma di un elemento esterno al primo perimetro dell’epidemia che ha però incrociato i diretti coinvolti in uno snodo cruciale dei loro spostamenti internazionali. Resta intanto in attesa di riscontro il test sulla turista argentina ricoverata a Messina, il cui esame potrebbe fornire ulteriori indizi sulla reale diffusione geografica di questo focolaio.

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