Hantavirus, nessun sintomo per il 25enne calabrese: i suoi campioni allo Spallanzani

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Si infittisce il giallo legato al giovane marittimo calabrese – quel Federico Amaretti che si trovava a bordo del volo Klm proveniente da Johannesburg lo scorso 25 aprile – finito suo malgrado al centro dell’allarme sanitario internazionale per il virus delle Ande. Dopo le indiscrezioni di una presunta sintomatologia compatibile con l’hantavirus, che avevano fatto temere il trasferimento d’urgenza del 25enne nell’istituto romano, arriva una netta smentita da parte delle autorità locali. Il ragazzo, raggiunto telefonicamente dalla sindaca di Villa San Giovanni -7, sta bene e non presenta alcuna manifestazione febbrile o respirabile riconducibile all’infezione, nonostante la paura generata dalla presenza della passeggera deceduta subito dopo lo scalo.

Se il quadro clinico del diretto interessato non desta preoccupazione immediata, la macchina della prevenzione non si ferma anzi, si prepara a fare chiarezza una volta per tutte. Sarà l’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma – punto di riferimento indiscusso per la gestione delle emergenze infettivologiche nel paese – a ricevere e processare i campioni biologici del ragazzo insieme a quelli degli altri passeggeri italiani che hanno condiviso quel volo. È bene sottolineare un dettaglio non secondario: al momento, come specificato dalla stessa struttura romana, non è previsto il trasferimento del giovane nella capitale; i medici lavoreranno solo sui tamponi e sul sangue prelevati dall’Asp di Reggio Calabria, seguendo il protocollo standard per i contatti asintomatici ma a rischio esposizione.

La circolare del ministero e la "sorveglianza attiva"

Mentre i riflettori restano puntati sulla vicenda del ragazzo calabrese, il ministero della Salute – diretto da Orazio Schillaci – ha già diramato una circolare operativa a tutte le Regioni per standardizzare la gestione di questi specifici contatti. Il documento, firmato dai vertici della prevenzione, aggiorna le definizioni di "caso sospetto" richiamando l'attenzione dei clinici sulla natura insidiosa del virus Andes, un patogeno che nel cluster internazionale della nave da crociera "Mv Hondius" ha mostrato un tasso di letalità vicino al 33%.

Per il giovane calabrese, classificato come contatto su un volo di lungo raggio, è scattata la misura della quarantena e della "sorveglianza attiva". Ciò significa che le autorità sanitarie locali lo controlleranno quotidianamente per tutto il periodo di incubazione – che può arrivare fino a 42 giorni – monitorando la comparsa di eventuali segnali come febbre, dispnea o disturbi gastrointestinali. L'approccio del governo, al momento, resta improntato alla massima cautela ma senza allarmismi, considerato che il rischio di trasmissione interumana di questo virus, pur documentato in contesti di contatto stretto e prolungato, rimane statisticamente molto basso per la popolazione generale.

Le analisi in corso e il quadro nazionale

La vicenda del 25enne calabrese rappresenta solo uno dei quattro casi monitorati sul territorio nazionale, tutti riconducibili allo stesso volo. Il tratto comune che lega queste storie – dal veneto al campano, passando per il toscano – è l'assenza di sintomatologia conclamata, sebbene la positività possa essere esclusa solo dopo l'analisi di laboratorio. Proprio per fugare i dubbi residui, i campioni raccolti in Calabria seguiranno la stessa sorte di quelli inviati allo Spallanzani per i test molecolari, le uniche analisi in grado di rilevare la presenza del genoma virale prima che l'organismo abbia prodotto anticorpi rilevabili.

La tempistica degli eventi è stata, sin dall'inizio, serrata. La donna sudafricana, poi deceduta a Johannesburg, rimase a bordo del volo soltanto per pochi minuti prima di essere sbarcata; fu proprio questo lasso di tempo ridotto a far classificare i passeggeri come contatti a "basso rischio" dagli epidemiologi. Tuttavia, la circolare ministeriale ha voluto eliminare ogni margine di incertezza, imponendo l'isolamento fiduciario in attesa dei risultati. E se per il cittadino sudafricano in isolamento a Padova è già arrivata una prima, parziale, rassicurazione con l'esito negativo del tampone, per il calabrese l'attesa si protrarrà ancora per qualche giorno.

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