Bufera sul calcio scommesse, un arbitro nel mirino dell'inchiesta "Penalty"
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Redazione Interno
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L'ennesimo ciclone sul calcio scommesse, che si abbatte con forza inaspettata anche sui campi di Serie C e D, ha un volto e un fischietto: quello dell'arbitro Luigi Catanoso, finito agli arresti domiciliari. L'operazione "Penalty", condotta dai Carabinieri e dalla Guardia di finanza sotto la guida del procuratore Giuseppe Borrelli, dipinge un quadro inquietante di partite pilotate, i cui esiti, secondo gli investigatori, venivano abilmente manovrati per finalità di scommesse illegali. Le indagini, che muovono i primi passi da flussi di denaro sospetti su un incontro del torneo Primavera 2 tra Benevento e Cesena, hanno progressivamente allargato il proprio raggio d'azione, rivelando una trama più complessa di quanto inizialmente ipotizzabile.
Le partite sotto la lente d'ingrandimento
Tra i match finiti nel mirino degli inquirenti, alcuni dei quali diretti dallo stesso Catanoso, spiccano sette gare del Lecco, un dato che getta un'ombra lunga sul campionato di Serie C. La magistratura, analizzando le movimentazioni finanziarie e le conversazioni intercettate, sta ricostruendo il modus operandi di un gruppo che faceva capo all'arbitro reggino. Un sistema, stando alle accuse, che si basava sulla capacità di influenzare l'esito delle partite attraverso decisioni arbitrali studiate ad arte, come la concessione di calci di rigore o l'espulsione di giocatori, azioni in grado di ribaltare il risultato di una gara e, di conseguenza, di generare profitti illeciti.
Le intercettazioni e il caso Verona-Cagliari Under 19
A fornire un ritratto crudo dei meccanismi in atto sono state proprio le intercettazioni telefoniche, che hanno catturato commenti e dialoghi sui presunti accordi. In un caso emblematico, quello della partita Under 19 tra Hellas Verona e Cagliari, si parlerebbe esplicitamente di una somma di denaro, diecimila euro, pattuita per falsare l'incontro. La gara, che vide la vittoria del Cagliari per 3-5, fu segnata da un rigore concesso dopo soli quattro minuti di gioco, un episodio che agli occhi della Procura assumerebbe un significato del tutto particolare, confermando il sospetto di una regia occulta.
Il doppio ruolo dell'arbitro Catanoso
La figura di Luigi Catanoso emerge dunque non come un semplice esecutore, ma come un presunto regista in grado di distribuire ruoli e di orchestrare, secondo l'inchiesta, l'intero meccanismo fraudolento. Il suo "doppio gioco", che univa l'autorità in campo alla regia illecita fuori, gli avrebbe permesso di generare ingenti profitti, sfruttando la propria posizione per alterare la regolarità della competizione sportiva. Un'attività che, se confermata, mostra una vulnerabilità del sistema a livelli inediti, coinvolgendo non solo i giocatori ma anche chi dovrebbe essere garante dell'imparzialità del gioco.




