Bufera scommesse in Serie C, l'arbitro Catanoso nel mirino della procura
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Redazione Interno
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Una nuova, imponente, inchiesta sul calcioscommesse sta scuotendo le fondamenta del calcio italiano, arrivando a lambire con pesanti accuse la Serie C. L'operazione "Penalty", coordinata dal procuratore Giuseppe Borrelli e condotta congiuntamente dai Carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria e dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza, ha infatti portato all'esecuzione di cinque arresti domiciliari. Le persone coinvolte, che dovranno rispondere dell'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva, sono state individuate dopo un'attenta attività investigativa che ha preso le mosse da un episodio apparentemente minore: un match del campionato Primavera 2 tra Benevento e Cesena. Proprio da quel confronto, caratterizzato da un esito rocambolesco e da flussi di scommesse giudicati anomali, si è dipanata la matassa che ha condotto gli inquirenti verso un sistema più articolato, svelando un presunto giro di partite truccate tra Serie D e C.
Il ruolo centrale dell'arbitro
Secondo le ricostruzioni della procura, che restano in attesa di conferma in sede processuale, il principale indagato non è un calciatore bensì un arbitro. Si tratta di Luigi Catanoso, 37 anni, della sezione Aia di Reggio Calabria, il quale, col suo fischietto, avrebbe alterato i risultati di una serie di gare con l'obiettivo di pilotare le scommesse. A differenza di scandali passati, dove il fulcro delle manovre illecite ruotava attorno ai giocatori in campo, questa inchiesta sembra puntare i riflettori su una figura chiave del sistema, il direttore di gara, la cui imparzialità è presupposto insostituibile per la credibilità stessa della competizione. Catanoso, stando a quanto emerge dagli atti, avrebbe dunque utilizzato il suo ruolo e la sua influenza sul campo per fini fraudolenti.
Le partite sotto la lente e gli altri indagati
Tra gli incontri finiti nel mirino degli investigatori, alcuni dei quali diretti dallo stesso Catanoso, ce ne sono sette che hanno visto coinvolto il Lecco. Ma non è tutto, perché sotto la lente della Guardia di finanza di Reggio Calabria è finita anche l'arbitratura della partita Pineto-Carrarese, disputatasi il primo marzo del 2024 e conclusasi a reti inviolate. La società azzurra, come è stato specificato, risulta estranea a ogni vicenda. Accanto all'arbitro, sono state colpite dalle misure cautelari altre quattro persone: Giancarlo Fiumanò, 42 anni, di Reggio Calabria; Lorenzo Santoro, 32 anni, di Melito Porto Salvo; Giampiero e Tommaso Reale, padre e figlio, rispettivamente di 60 e 30 anni, titolari di un'agenzia di scommesse di Sesto Fiorentino. Il gruppo, nel suo insieme, rappresenterebbe i diversi tasselli di un'unica organizzazione.
La struttura dell'associazione illecita
La presenza di figure così eterogenee – un arbitro, alcuni soggetti calabresi e i gestori di un betting shop toscano – delinea i contorni di una presunta associazione strutturata, i cui componenti avrebbero avuto compiti distinti ma funzionali allo scopo comune. A qualcuno, si legge tra le accuse, spettava il compito di manipolare l'esito delle gare, mentre ad altri toccava la gestione operativa delle scommesse, sfruttando la conoscenza preventiva dei risultati per trarne illecito profitto. Un meccanismo che, se confermato, dimostrerebbe una notevole capacità di penetrazione in ambiti diversi del mondo del calcio, sollevando interrogativi profondi sui controlli e sulla tenuta del sistema.




