Littizzetto contro i palinsesti: «La prima serata? Ormai comincia quando è già notte»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’orologio segna le dieci e, per buona parte degli italiani che la mattina seguente devono affrontare il traffico, i turni di lavoro o la sveglia dei figli, quella è già l’ora in cui si spegne il televisore. Eppure, paradossalmente, è proprio in quella fascia – quando la notte è ormai avanzata – che i grandi network, da Rai a Mediaset, continuano a collocare l’inizio della cosiddetta prima serata. A dirlo, domenica 19 aprile sul Nove, è stata Luciana Littizzetto nel corso di Che tempo che fa, con un monologo che ha messo a nudo una pratica ormai cronica: la dilazione sistematica degli orari, tollerata per anni e diventata intollerabile per un pubblico sempre più esasperato.

«Non può iniziare alle dieci, è già notte», ha tagliato corto la comica torinese, lanciando un appello diretto – e volutamente pungente – a chi quei palinsesti li decide. Pier Silvio Berlusconi, il direttore della Rai Giorgio Meloni e persino «il signor Warner» sono stati chiamati in causa, con una chiara richiesta: anticipare l’inizio dei programmi principali a un’ora «decente». Nessuna invenzione, nessuna esagerazione: chi segue la televisione generalista sa bene che Gerry Scotti, ormai diventato una sorta di simbolo vivente degli slittamenti, ha fatto della trasgressione oraria una cifra stilistica. Chi vuol essere milionario si avvia tranquillamente verso il terzo tempo della notte, mentre La Ruota della Fortuna – che dovrebbe occupare l’access prime time – procede ben oltre i confini della prima serata, eccezion fatta per un momento preciso.

L’eccezione che conferma la regola: quando arriva Maria De Filippi

C’è una sola circostanza, infatti, in cui la macchina degli orari sembra improvvisamente rimettersi in carreggiata. Ed è il sabato sera, quando su Canale 5 torna il serale di *Amici*. In quel caso, e solo in quel caso, la puntata di Gerry Scotti cede il passo senza troppe storie alla regina indiscussa di Mediaset, dimostrando che – se c’è la volontà – gli orari si possono anche rispettare. Una discrepanza che Littizzetto ha voluto sottolineare, trasformando l’ironia in un argomento solido: se per un programma si può fare, perché non per tutti gli altri?

La sfida dell’access prime time e i suoi effetti collaterali

Negli ultimi mesi, la situazione è ulteriormente peggiorata. A innescare la corsa in avanti è stato il duello serrato nell’access prime time tra *Affari Tuoi* (Rai 1) e *La Ruota della Fortuna* (Canale 5), una sfida che ogni sera catalizza circa undici milioni di spettatori. Un dato impressionante, che nessun editore può permettersi di ignorare, ma che ha generato un effetto domino deleterio: per non perdere slancio, entrambe le reti ammiraglie hanno allungato a dismisura i loro programmi serali, costringendo gli altri canali – per non essere travolti nell’auditel – a posticipare l’inizio dei propri titoli o a ricorrere a espedienti tecnici come lunghe anteprime, utili più a truccare i dati che a rispettare il pubblico.

Un disagio antico, finalmente verbalizzato

Che l’orario d’inizio della prima serata si sia allungato «a dismisura» non è una scoperta di queste settimane. Giornalisti e addetti ai lavori lo ripetono da anni, ma la novità – semmai ce n’è una – è che ora il malcontento ha trovato una voce pubblica, nitida e priva di giri di parole, in un contesto di largo ascolto come il programma condotto da Fabio Fazio. Littizzetto ha fatto più che una battuta: ha restituito la parola a quei telespettatori che, ogni sera, spengono il telecomando con la sensazione di essere presi in giro. E lo ha fatto senza falsa indignazione, limitandosi a un dato di fatto: quando il telegiornale delle venti è appena finito, e già si pensa alla sveglia del giorno dopo, cominciare un film o un varietà è semplicemente tardi. Troppo tardi.

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