Carlo Degli Esposti: «Ridateci la vera prima serata» e l’appello di Littizzetto contro l’orario tv diventato «già notte»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La prima serata, almeno stando ai palinsesti attuali di Rai e Mediaset, non è più quella di una volta. E non si tratta, va detto subito, di una questione meramente nostalgica legata alla qualità dei programmi – che pure potrebbe avere il suo peso – ma di un problema strutturale che riguarda l’orario d’inizio, slittato ormai sistematicamente oltre le ventidue. A sollevare la voce, nelle ultime settimane, è stato prima il produttore Carlo Degli Esposti, fondatore di Palomar e artefice, fra le altre cose, di fiction di straordinario successo come “Il commissario Montalbano” e “Vanina”, e poi la comica Luciana Littizzetto, che nel suo monologo a “Che tempo che fa” ha confezionato un appello tanto diretto quanto velenoso. “Ridateci la prima serata”, ha detto Degli Esposti con una franchezza che non ammette fraintendimenti, “in modo che le persone possano seguire le storie fino alla fine e andare a dormire a un orario umano”. Una richiesta che, specularmente, Littizzetto ha rivolto a Pier Silvio Berlusconi, al direttore della Rai Giorgio Meloni e persino al “signor Warner”, senza risparmiare una stilettata: “Pensate che non abbiamo una minchia da fare?”.

L’effetto domino dei game show: quando Affari tuoi e La Ruota della Fortuna dettano il ritmo

Il paradosso, in questa storia, è che il ritardo accumulato dalla prima serata non è dovuto a flop o a disaffezione del pubblico, ma esattamente al contrario. Sono due game show – “Affari tuoi” su Rai 1 e “La Ruota della Fortuna” su Canale 5 – a incollare ogni sera allo schermo circa undici milioni di spettatori, infiammando la sfida nell’access prime time. Ed è proprio questo testa a testa, serrato e senza esclusione di colpi, a provocare uno slittamento a catena: i due programmi, infatti, tendono a dilungarsi per trattenere l’audience, e di conseguenza le reti ammiraglie posticipano l’avvio dei loro titoli di punta. Le altre emittenti, per non farsi trovare impreparate, sono costrette ad adeguarsi – o a ricorrere a piccoli trucchetti auditel come lunghe anteprime fittizie. Il risultato, segnalano in tanti fra i lettori di “Sorrisi”, è che la cosiddetta prima serata comincia quando per molti – lavoratori, studenti, genitori – è già ora di pensare alla sveglia del giorno dopo.

Un malcontento che attraversa il pubblico e che nessun dirigente può più ignorare

Non è la prima volta che si discute degli orari televisivi, va riconosciuto; già negli anni scorsi, infatti, era emersa una certa insofferenza per lo slittamento progressivo del prime time. Ma quest’anno, complice l’accesissima rivalità fra i due game show, la situazione è ulteriormente peggiorata. Lo denuncia Luciana Littizzetto senza mezzi termini: “Non può iniziare alle dieci, è già notte”, ha detto nel suo intervento, dando voce a una protesta diffusa che da tempo attraversa il pubblico generalista. La comica torinese ha chiamato in causa in modo esplicito gli editori e i vertici delle reti, da Mediaset alla Rai, chiedendo un ripensamento radicale. Non si tratta, a ben guardare, di una battaglia contro i game show in sé – che anzi fanno numeri eccezionali – ma contro l’idea che la loro durata debba necessariamente espandersi a scapito di tutto il resto. Degli Esposti, dal canto suo, difende il valore della narrazione: le fiction e i film tv, quelli ben costruiti, hanno bisogno di essere seguiti con attenzione fino alla fine, e non possono essere sacrificati sull’altare della logica dell’audience fine a sé stessa.

Il peso industriale di una protesta: produttori e comici dalla stessa parte

L’intervento incrociato di Degli Esposti e Littizzetto – due figure per certi versi lontane, ma accomunate da una visione chiara del mezzo televisivo – ha il merito di spostare la questione dal piano della semplice lamentela degli spettatori a quello delle responsabilità industriali. Il produttore, che di fiction ne ha fatte diventare cult, sa bene che un orario d’inizio troppo tardo penalizza proprio i racconti più articolati, quelli che richiedono attenzione e che non possono essere fruiti a metà o in apnea. E la comica, con il suo stile tagliente e ironico, rende pubblica una frustrazione che altrimenti resterebbe confinata nei commenti sui social o nelle conversazioni tra amici. Resta da vedere se Rai e Mediaset, forti degli ascolti record dell’access prime time, decideranno di rivedere i loro palinsesti; quel che è certo, per ora, è che la voce di chi chiede un orario umano – né più né meno – si è fatta più forte e più autorevole che mai.

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