L’appello di Carlo Degli Esposti: “Ridateci la prima serata, salviamo il sonno degli italiani”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Che fine ha fatto la prima serata? A giudicare dagli orari attuali di Rai 1 e Canale 5, sembra essere diventata un miraggio per chi, il giorno dopo, deve alzarsi presto. Carlo Degli Esposti, il produttore dietro a successi come il “Commissario Montalbano” e a numerose altre fiction d’autore, ha deciso di rompere gli indugi lanciando un vero e proprio grido d’allarme: «Ridateci la prima serata, salviamo il sonno degli italiani». Un appello, questo, che non nasce da un semplice capriccio artistico, bensì dalla constatazione di un fenomeno ormai strutturale. Il problema – lo si è capito da mesi – risiede nel cosiddetto “stallo messicano” che paralizza l’orario di punta della tv generalista, un equilibrio in vigore dall’inizio di questa stagione che sta letteralmente strangolando le produzioni di prima fascia, le fiction in primis.

Ma perché, ci si chiederà, i programmi iniziano così tardi? Il nodo è tutto nell’access prime time, quella fascia che precede il presunto inizio della serata e che oggi è dominata da due giganti incontrastati. Da un lato “Affari Tuoi” con Stefano De Martino su Rai 1, dall’altro “La Ruota della Fortuna” con Gerry Scotti su Canale 5. Il duello tra questi due format è talmente serrato – e redditizio – da aver bloccato qualsiasi tentativo di riforma. I numeri parlano chiaro: da soli, questi due programmi raccolgono quasi il 50% di share della fascia, totalizzando spesso oltre 4,7 milioni di spettatori ciascuno. Si tratta, insomma, di una miniera d’oro pubblicitaria che nessun direttore di rete è disposto a ridimensionare.

Il lungo addio alle nove e mezza

La conseguenza di questo dominio è sotto gli occhi di tutti: i titoli di coda di “Affari Tuoi” e company srotolano il loro nastro ben oltre le 21.30, spesso sfiorando le 21.45. Solo a quel punto – o anche più tardi – parte la tanto attesa prima serata. Il risultato? Fiction, film o programmi di intrattenimento che si trascinano fino a mezzanotte passata. «Come si possono seguire programmi che chiudono dopo la mezzanotte?», si domanda retoricamente Degli Esposti, toccando un nervo scoperto. E in effetti, per chi segue una serie in quattro puntate, la scelta è drammatica: sacrificare il riposo o abbandonare la visione, spostandosi inevitabilmente verso le piattaforme streaming dove la programmazione è lineare e subordinata ai ritmi dello spettatore, non a quelli del palinsesto.

Da settimane, ammettono i vertici aziendali, il tema circola tra i corridoi di viale Mazzini e di Cologno Monzese. Tutti, almeno a parole, sono d’accordo con il produttore: bisogna anticipare, riportando l’avvio del prime time intorno alle 21.15 o massimo alle 21.30. Il problema, sostanzialmente, è tecnico e finanziario. Come si fa a ritagliare quei preziosi minuti senza intaccare il traino dei quiz che, attualmente, garantiscono ascolti da capogiro? La paura di perdere anche solo un punto di share – o di regalarlo all’avversario – tiene in scacco l’intero sistema.

Un compromesso cercasi

Se l’analisi del malessere è condivisa, la ricetta per curarlo divide. Produttori e dirigenti televisivi interpellati in merito all’appello di Degli Esposti hanno risposto con un coro unanime: «Giusto, ma serve un compromesso». Da una parte, chi produce fiction chiede ossigeno e visibilità, sottolineando come l’attuale slittamento danneggi la qualità della narrazione e disincentivi il consumo televisivo tradizionale. Dall’altra, i responsabili dei palinsesti sono stretti tra l’incudine degli ascolti dell’access e il martello delle richieste pubblicitarie. Si cerca, insomma, di “rosicchiare” minuti, magari accorciando i tempi di passaggio tra un programma e l’altro o limando le durate, ma senza intaccare il flusso d’oro dei game show.

In sostanza, ciò che chiede Carlo Degli Esposti – che non è certo un produttore qualsiasi, avendo plasmato la tv italiana degli ultimi decenni – è un cambio di paradigma culturale. L’appello “Salviamo il sonno degli italiani” è un tentativo di ricordare al sistema che la percezione del mondo, per milioni di telespettatori, passa ancora attraverso il piccolo schermo. Se si continua a posticipare l’appuntamento con le serie di qualità, il rischio concreto è che quel pubblico, stanco e deluso, diserti definitivamente la sala d’attesa generalista per rifugiarsi nella camera da letto dello streaming, dove l’orologio lo decide lui.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.