L’appello dell’Unrwa per Gaza: «Fermate l’assedio, salviamo l’umanità»
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Redazione Esteri
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Juliette Touma, direttrice della comunicazione dell’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, ha lanciato un accorato appello dai microfoni dei media vaticani, definendo la situazione a Gaza «disperata» e chiedendo che si faccia «tutto il possibile per raggiungere un cessate il fuoco». «Bisogna fermare i bombardamenti — ha spiegato —, dare alla gente un po’ di tregua, liberare gli ostaggi, portare aiuti umanitari e rifornimenti commerciali». Le sue parole risuonano come un monito davanti a un conflitto che, giorno dopo giorno, sta cancellando le condizioni minime di sopravvivenza per oltre due milioni di persone.
Intanto, Marco Travaglio, durante la trasmissione Accordi&Disaccordi su Nove, ha definito «criminale» la decisione di bloccare gli aiuti alla Striscia, sottolineando come questa scelta stia persino minando i rapporti tra Benjamin Netanyahu e Donald Trump. «Impedire l’ingresso di acqua e generi di prima necessità — ha aggiunto — non è solo una violazione del diritto internazionale, ma un atto che aggrava una crisi già insostenibile». Le file interminabili per un pasto, ormai, sono diventate una scena quotidiana, mentre i prezzi dei beni alimentari, già alle stelle, rendono impossibile l’accesso al cibo per la maggior parte delle famiglie.
Un nuovo rapporto congiunto di Unicef e World Food Programme ha confermato che il rischio carestia per i bambini di Gaza è sempre più concreto. I valichi di frontiera, chiusi da oltre due mesi — il periodo più lungo dall’inizio dell’assedio —, hanno paralizzato gli approvvigionamenti, lasciando nei magazzini oltre 116.000 tonnellate metriche di aiuti alimentari, bloccate nonostante basterebbero a sfamare un milione di persone per quattro mesi.
A peggiorare il quadro, l’Autorità dell’acqua palestinese ha denunciato il collasso quasi totale dei servizi idrici e igienico-sanitari, con l’85% delle infrastrutture gravemente danneggiate. Senza elettricità, carburante e materiali di riparazione, la distribuzione dell’acqua è ormai ridotta al minimo, esponendo la popolazione a malattie e disidratazione. «Se non si interviene subito — avvertono — sarà una catastrofe senza precedenti».




