A Gaza, invocare Dio mentre si uccidono bambini: il paradosso di una fede tradita
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Ci vuole una certa ipocrisia per invocare il nome di Dio mentre si nega l’acqua a un bambino che muore di sete, o per benedire i bombardamenti che polverizzano le tende dove intere famiglie cercano riparo. Secondo i dati dell’Unicef, solo negli ultimi due mesi più di 950 minori sono stati uccisi nella Striscia di Gaza, 45 dei quali negli ultimi due giorni. Una strage che non conosce tregua, mentre il blocco israeliano agli aiuti umanitari, in vigore dal 2 marzo, spinge la popolazione sull’orlo della carestia.
L’assedio, che paralizza l’ingresso di cibo e medicine, ha già provocato il collasso del sistema sanitario e la penuria di beni essenziali. Le strutture mediche, già allo stremo, non riescono più a far fronte all’afflusso di feriti, molti dei quali bambini mutilati dalle esplosioni. Intanto, i raid continuano senza sosta: stamattina la Protezione civile di Hamas ha registrato 74 vittime, dopo le oltre 130 dei bombardamenti di ieri. Nel nord della Striscia, migliaia di persone fuggono da Jabalia e Beit Lahiya, cercando scampo in zone già sovraffollate e prive di risorse.
Proprio su queste violazioni si concentra il nuovo rapporto di Amnesty International, che sabato 17 maggio verrà presentato al cine teatro Filo. “Ti senti come se fossi subumano: il genocidio di Israele contro la popolazione palestinese a Gaza” è il titolo dell’incontro, che vedrà la partecipazione della presidente Alba Bonetti e le testimonianze di operatori umanitari, tra cui una volontaria dell’operazione Colomba. Un’occasione per ascoltare voci spesso soffocate dal rumore della guerra, mentre la comunità internazionale sembra incapace di fermare quello che ormai appare come un massacro sistematico.




