Onu: "Ospedali e giornalisti non sono bersagli", ma a Gaza ne uccidono cinque in un raid
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Le Nazioni Unite hanno ribadito con fermezza il principio, troppo spesso disatteso, secondo cui gli ospedali e i giornalisti non devono mai diventare un obiettivo. L’Alto Commissariato per i Diritti Umani, per voce della portavoce Ravina Shamdasani, ha definito "sconvolgente" l’uccisione di operatori dell’informazione a Gaza, sottolineando come questo dovrebbe spingere il mondo "a chiedere responsabilità e giustizia", e non a rifugiarsi in un silenzio complice. La presa di posizione arriva in seguito a un attacco israeliano sferrato nei pressi dell’ospedale Nasser di Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza, che ha causato almeno venti vittime.
Secondo quanto reso noto dal ministero della Salute di Gaza, amministrato da Hamas, il bilancio – ancora provvisorio – conta morti tra il personale sanitario, i pazienti ricoverati, i giornalisti e i membri della protezione civile, oltre a decine di feriti. L’attacco, stando alla nota diffusa su Telegram, ha generato panico e caos, paralizzando il reparto operatorio e privando i pazienti del loro diritto irrinunciabile alle cure, in un contesto già segnato da una crisi umanitaria senza precedenti.
Tra le vittime figurano cinque giornalisti, uccisi mentre svolgevano il loro lavoro di cronaca. Si tratta di Hossam al Masri e Mohammed Salama, rispettivamente per Reuters e Al Jazeera, di Mariam Abu Dagga – fotografa che collaborava con Associated Press, altre testate internazionali e Medici Senza Frontiere – e dei freelance Moaz Abu Taha e Ahmed Abu Aziz. Le loro storie, improvvisamente interrotte, si sommano a un numero già intollerabile di colleghi caduti da inizio conflitto.




