Gaza, i giornalisti uccisi nel raid sul Nasser e l'ultimo messaggio di Mariam al figlio

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La fotoreporter palestinese Mariam Abu Dagga, che collaborava con Associated Press, Medici Senza Frontiere e diverse testate internazionali, è stata uccisa durante l’operazione militare israeliana condotta contro l’ospedale Nasser di Khan Yunis, nel sud di Gaza. Con lei hanno perso la vita altri quattro colleghi: Hossam al Masri di Reuters, Mohammed Salama di Al Jazeera, oltre a Moaz Abu Taha e Ahmed Abu Aziz, entrambi giornalisti freelance. L’attacco, che ha causato complessivamente venti vittime, ha scatenato un’ondata di condanne a livello globale, spingendo il premier israeliano Benjamin Netanyahu a definire l’accaduto un «tragico incidente», pur ribadendo l’apprezzamento di Israele per il lavoro dei giornalisti.

Poche ore prima del bombardamento, Mariam Abu Dagga aveva parlato al telefono con l’amica e collega Salma Kaddoumi, in una conversazione della quale restano le ultime, profetiche parole. «Vieni a dormire al Nasser», aveva proposto Mariam, evidentemente consapevole dei rischi che correva restando in una zona sotto attacco. L’amica, trovandosi ancora a Nord, aveva declinato l’invito promettendo una videchiamata. «Mariam voleva sapere delle evacuazioni di Gaza City che avevo appena filmato», ha raccontato la Kaddoumi, aggiungendo che si erano lasciate con la promessa di rivedersi al più presto. Un proposito reso impossibile da quelle che sarebbero state le ultime battute del loro dialogo: «E se ora toccasse a noi?».

Oltre alla sua macchina fotografica, Mariam lascia un figlio, Ghaith, e un messaggio struggente che suona come un testamento spirituale. «Ghaith, cuore e anima di tua madre, ti chiedo di non piangere per me, ma di pregare per me, così che io possa restare serena», scriveva in una lettera indirizzata al bambino. In quelle righe, la giornalista esprimeva un desiderio preciso per il futuro del figlio, un’eredità che va oltre la memoria: «Tutto ciò che ho fatto era per te. Quando crescerai, ti sposerai e avrai una figlia, chiamala Mariam come me».

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