La Commissione Ue fa marcia indietro sul caso dell’attacco al Gps dell’aereo di von der Leyen

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Commissione europea, che pochi giorni fa aveva additato la Russia come responsabile di una “palese interferenza” al sistema di navigazione del velivolo su cui viaggiava Ursula von der Leyen, costretto domenica a un atterraggio di emergenza in Bulgaria, ha completamente smentito le proprie iniziali accuse. La retromarcia, netta e imbarazzante, arriva dopo le dichiarazioni del primo ministro bulgaro, Rosen Zhelyazkov, il quale, rispondendo a un’interrogazione parlamentare, ha affermato che non esiste alcuna prova a sostegno della tesi dell’attacco russo.

Zhelyazkov ha spiegato di aver personalmente controllato i registri di volo, dai quali non è emersa «alcuna indicazione di preoccupazione da parte del pilota». L’aereo, ha proseguito, è rimasto in attesa per circa cinque minuti, periodo durante il quale «la qualità del segnale è sempre rimasta buona». Secondo il premier, non vi è dunque necessità di aprire un’indagine approfondita, poiché episodi del genere, pur essendo conseguenze secondarie dei conflitti in corso, non possono essere classificati come minacce ibride o cyber.

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