Il momento no di Inzaghi all’Al Hilal: cinque pareggi in sette partite e un vantaggio in classifica che si è dissolto

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’approdo di Simone Inzaghi sulla panchina dell’Al Hilal, un’avventura iniziata la scorsa estate dopo l’addio all’Inter e l’ennesima finale di Champions League sfumata, aveva i contorni di una scelta professionale tanto remunerativa quanto ambiziosa. Il tecnico piacentino, reduce da stagioni ad altissimo livello in Italia, aveva accettato un ingaggio faraonico che lo poneva tra gli allenatori più pagati al mondo, secondo soltanto a Diego Pablo Simeone, e per mesi la sua gestione aveva viaggiato sui binari di un entusiasmo crescente, con la squadra di Riad saldamente al comando della Saudi Pro League e un margine di vantaggio che a fine gennaio toccava persino le sette lunghezze. Eppure, quel panorama idilliaco, fatto di vittorie e di una classifica che sembrava indirizzare il Titolo verso le vetrine del club più titolato del paese, si è improvvisamente offuscato, trasformandosi in una crisi profonda e inaspettata.

Il campionato, si sa, non perdona i cali di tensione, e l’Al Hilal ne sta facendo amaramente le spese. Nelle ultime sette giornate, la squadra allenata da Inzaghi ha collezionato la miseria di due soli successi, inframmezzati da ben cinque pareggi, un ruolino di marcia che ha ridisegnato i confini della lotta al vertice. Quella leadership che sembrava incrollabile è letteralmente svanita, e i campioni in carica si ritrovano ora a rincorrere, scivolati al terzo posto della graduatoria. Davanti a loro, complice la straordinaria continuità di rendimento, ci sono ora l’Al Nassr di Cristiano Ronaldo, che con tre punti di vantaggio guida la classifica, e l’Al Ahli, squadra rivelazione che ha approfittato del passo falso della corazzata di Riad per inserirsi prepotentemente nella contesa per il titolo. Un tonfo che ha dell’incredibile, se si pensa che appena un mese e mezzo fa il distacco sulle inseguitrici era rassicurante e lasciava presagire una passeggiata trionfale verso il nuovo alloro.

Mercato, infortuni tecnici e lo spettro dell’esonero

A complicare il quadro, contribuendo in maniera determinante al malumore generale, ci hanno pensato le dinamiche successive alla finestra invernale del calciomercato. La dirigenza dell’Al Hilal, per assecondare le richieste del proprio tecnico e fornirgli ulteriori armi per il finale di stagione, ha investito cifre considerevoli per portare in organico Karim Benzema, il Pallone d’Oro francese. Un innesto di caratura mondiale che, paradossalmente, ha innescato un cortocircuito tecnico-amministrativo dai contorni grotteschi: le rigide regole sul tesseramento degli stranieri hanno infatti obbligato il club a escludere dalla lista per il campionato Darwin Nunez, l’attaccante uruguaiano pagato oltre 50 milioni appena sei mesi prima. Una scelta, quella di sacrificare Nunez per far posto a Benzema, che ha sollevato piú di un sopracciglio e che non ha certo giovato all’armonia dello spogliatoio, aggiungendo tensione a un ambiente già reso nervoso dai risultati altalenanti. La sensazione, stando a quanto trapela dalla stampa araba, è che le scelte dell’ex tecnico dell’Inter non abbiano sortito gli effetti sperati, con un gioco che appare meno brillante e produttivo rispetto all’inizio della stagione e con diverse new entry rimaste ai margini nonostante le difficoltà palesate dai titolari.

In questo clima di crescente insofferenza, le prossime uscite assumono i contorni di un vero e proprio bivio. Si parla, nei corridoi dei media locali, di un consiglio d’amministrazione straordinario convocato per discutere la crisi, anche se al momento non risulterebbero delibere ufficiali riguardanti la posizione del mister, nonostante le voci su un possibile esonero si rincorrano con insistenza. L’ostacolo principale a una separazione, oltre alla volontà della proprietà, è rappresentato dall’ingente penale prevista dal contratto che lega Inzaghi al club saudita fino al 2027, un aspetto non secondario in un bilancio che molti danno in forte sofferenza. Ciò non toglie che la pazienza, a certi livelli, sia merce particolarmente rara: le partite con Al Shabab, in campionato, e il doppio confronto degli ottavi di Champions League asiatica contro l’Al Sadd di Roberto Mancini, suo ex compagno in nazionale, sono state etichettate come potenzialmente decisive per il futuro del trainer italiano. Un superamento del turno e una vittoria in campionato potrebbero riportare un po' di ossigeno, mentre un altro passo falso rischierebbe di rendere la posizione di Inzaghi, nonostante lo stipendio da nababbo, insostenibile.

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