Kapustin è vivo, l'intelligence ucraina smaschera l'operazione russa da mezzo milione di dollari
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Redazione Esteri
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La notizia della sua morte, diffusa con insistenza da fonti vicine al Cremlino nelle scorse settimane, si è rivelata una raffinata operazione di controspionaggio orchestrata dai servizi ucraini. Denis Kapustin, il comandante del dei Volontari Russi noto con lo pseudonimo di White Rex, non è stato ucciso da un drone al fronte, ma è al sicuro. Lo ha confermato senza mezzi termini la Direzione principale dell'intelligence del Ministero della Difesa di Kiev, che ha svelato i dettagli di una complessa manovra, la quale, partendo dalla diffusione di informazioni false sulla sua eliminazione, ha consentito di salvare la vita del militante e di interdire un piano di assassinio finanziato da Mosca.
L'inganno e la beffa finanziaria
Secondo quanto ricostruito dall'intelligence ucraina, i servizi segreti russi avevano stanziato la somma di cinquecentomila dollari per organizzare l'omicidio del comandante, considerato un traditore per aver guidato, a partire dal 2023, incursioni in territorio russo al fianco delle forze di Kiev. La manovra di protezione, che ha coinvolto una meticolosa messinscena, ha permesso non solo di garantire l'incolumità di Kapustin ma anche di sottrarre l'ingente somma destinata al delitto. "Il denaro", hanno fatto sapere fonti dei servizi, "sarà ora dirottato per rafforzare le capacità dei droni ucraini", trasformando così un tentativo di eliminazione in una risorsa per lo sforzo bellico.
Il profilo del comandante e le sue azioni
Kapustin, la cui figura pubblica è legata anche al nome di Denis Nikitin, è un personaggio complesso, descritto da più parti come un nazionalista con legami con ambienti dell'estremismo di destra. La sua formazione paramilitare, il dei Volontari Russi, è stata protagonista di alcune fra le azioni più audaci compiute in suolo russo dopo l'invasione su larga scala dell'Ucraina. Già nella primavera del 2023, come egli stesso raccontò in un incontro con alcuni giornalisti in una foresta della regione di Kharkiv, il suo gruppo, insieme alla cosiddetta Legione "Svoboda", condusse un'incursione nella regione di Belgorod, anticipando quelle operazioni su scala più ampia che si sarebbero verificate successivamente in altre zone di confine.
Il contesto strategico e le implicazioni
Questa vicenda, al di là del suo risvolto spettacolare, getta una luce cruda sui metodi della guerra ibrida che prosegue parallela a quella convenzionale, dove l'informazione e la disinformazione diventano campi di battaglia decisivi. L'abilità dimostrata dai servizi ucraini nel manipolare le percezioni e nel volgere a proprio vantaggio un'operazione avversaria segnala un livello di sofisticazione che va ben al di là della singola beffa finanziaria. Mentre la presidenza di Donald Trump negli Stati Uniti introduce nuovi, imprevedibili elementi nel quadro geopolitico, e mentre dall'Iran giungono echi di proteste che l'intelligence israeliana monitora con attenzione, episodi come questo confermano che il conflitto continua a evolversi su piani molteplici e interdipendenti, dove un singolo fatto di cronaca nera, trattato con il necessario rispetto per le vittime e senza scadere nel dettaglio macabro, può nascondere sviluppi strategici di lunga portata.




