Campobasso, madre e figlia morte avvelenate: la squadra mobile setaccia le ore del 23 e 24 dicembre
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Redazione Interno
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La tragedia familiare esplosa tra le mura di una casa di Pietracatella, in provincia di Campobasso, si tinge di tinte sempre più fosche mentre gli inquirenti procedono a ritmo serrato con gli interrogatori in Questura. La Squadra Mobile, diretta da Marco Graziano, ha già ascoltato una trentina di persone nell’arco di una sola settimana, un’attività convulsa che non si è fermata nemmeno durante il fine settimana. Gli investigatori stanno mettendo letteralmente sotto la lente d’ingrandimento le quarantotto ore che vanno dal 23 al 24 dicembre, cioè l’intervallo temporale che precede l’improvviso malore delle due donne – Antonella Di Ielsi e la figlia quindicenne Sara – le quali si sono spente tra il 27 e il 28 dicembre. Un avvelenamento, quello sospettato, che ha costretto la procura a riaprire i propri ragionamenti sulla base di un’ipotesi iniziale di intossicazione alimentare, ormai definitivamente accantonata a favore della pista dell’omicidio premeditato.
Un avvocato che si tira indietro e la difesa che cambia volto
Nel frattempo, il fronte giudiziario della vicenda ha subìto una scossa inaspettata che pochi, forse, avevano previsto. L’avvocato Arturo Messere, penalista di lungo corso in Molise, ha infatti comunicato la propria rinuncia all’incarico di assistere Gianni (o Giovanni) Di Vita, l’uomo che aveva perso moglie e figlia in quelle stesse circostanze ancora tutte da chiarire. Motivi contingenti e non meglio specificati – una formula che in gergo legale suona spesso come un’anticamera di tensioni irrisolte – sarebbero alla base della decisione. Al suo posto, nelle prossime ore, potrebbe subentrare l’avvocato Vittorino Facciolla, figura nota non solo come penalista ma anche come consigliere regionale ed ex segretario regionale del Partito democratico. Ed è qui che il quadro si fa ancora più intricato, perché Di Vita ha ricoperto a lungo, proprio in quel partito, il ruolo di tesoriere: un dettaglio che intreccia legami personali e professionali difficili da separare.
L’autopsia e il dilemma della ricina: tessuti solo in parte necrotizzati
I primi riscontri autoptici sui corpi delle due donne hanno restituito un quadro clinico ambiguo, capace di minare le certezze degli stessi investigatori. Se l’ipotesi principale ruota attorno all’avvelenamento da ricina – una delle tossine più letali e difficili da rilevare – gli esami istologici parlano di tessuti necrotizzati, ma solo in parte. Questa parziale necrosi, spiegano fonti vicine all’inchiesta, non combacia perfettamente con i profili tipici di un’intossicazione massiva da ricina, lasciando aperti scenari alternativi o comunque la necessità di attendere i test tossicologici decisivi. I campioni biologici sono stati inviati a Pavia, in uno dei laboratori di riferimento per questo genere di analisi, e i loro esiti potrebbero confermare – o smentire – la pista dell’omicidio premeditato. Nel frattempo, il silenzio degli inquirenti è rotto solo da fughe di notizie controllate, mentre la procura stringe il cerchio attorno a un numero ristretto di persone.
Interrogatori serrati e una svolta che porta in questura proprio lei
Tra le trenta persone già sentite, gli investigatori hanno concentrato gli ultimi interrogatori su una figura in particolare – che per ragioni di riserbo non viene ancora nominata – e che avrebbe reso una confessione ritenuta importante. Una svolta da brividi, secondo quanto filtra dagli ambienti di via Mazzini, dove la Squadra Mobile sta ricostruendo minuziosamente gli ultimi giorni di vita delle vittime. Non si tratta solo di capire cosa abbiano mangiato o bevuto, ma di ricostruire i movimenti, i rapporti interpersonali, eventuali attriti silenziosi o rancori sopiti. Perché in un paese di poche migliaia di anime come Pietracatella, ogni sguardo, ogni porta che si chiude un attimo più forte del solito può nascondere un movente. E gli inquirenti, in queste ore, stanno imparando a leggere proprio quei segnali impercettibili, mentre i test tossicologici di Pavia restano il tassello che manca per chiudere – o forse per aprire definitivamente – il cerchio di questo giallo molisano.




