Morte avvelenate a Pietracatella, il padre Gianni Di Vita: «Penso solo a mia moglie e a mia figlia»
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Redazione Interno
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L’eco del giallo di Pietracatella, quel dicembre scorso che ha trasformato due esistenze in un silenzio irreversibile, torna a farsi sentire attraverso la voce di chi quelle esistenze le ha condivise ogni giorno. «Sto in miglioramento, non voglio parlare. Sono concentrato su quello che mi è accaduto. Penso alle mie figlie e a mia moglie»: con queste parole, asciutte e cariche di un dolore che non cerca spettacolarizzazione, Gianni Di Vita ha rotto il suo silenzio ai microfoni di Dentro la notizia, il programma condotto da Gianluigi Nuzzi. Di Vita è il marito di Antonella Di Ielsi, cinquantenne, e il padre di Sara Di Vita, quindicenne: entrambe sarebbero state uccise da un avvelenamento da ricina, un veleno vegetale tra i più potenti e insidiosi, privo di odore e sapore. L’uomo, che ha perso in poche settimane l’intero nucleo della sua famiglia, ha ribadito di volersi concentrare esclusivamente su ciò che gli è accaduto, senza aggiungere dettagli sul possibile contesto o su eventuali responsabilità.
Confermata la positività alla ricina, ma il padre sarebbe negativo
Gli esami di laboratorio, condotti dopo i decessi avvenuti al nosocomio di Campobasso, hanno infranto l’ultimo margine di dubbio che ancora aleggiava sulle autopsie: madre e figlia risultano positive alla ricina, un dato che fino a qualche settimana fa veniva descritto dagli investigatori come “non negatività”, cioè un sospetto forte ma non ancora certificato. Ora la conferma è arrivata, e traccia un quadro forense netto: Antonella e Sara hanno ingerito – o comunque assunto – la sostanza letale, morendo poi tra atroci sofferenze. Al contrario, gli stessi test hanno escluso la presenza del veleno nel sangue di Gianni Di Vita, sebbene la definitiva controprova spetti al Centro Antiveleni “Maugeri” di Pavia, da cui – per il momento – non sono giunte comunicazioni ufficiali. In altre parole, l’uomo potrebbe essere stato risparmiato dalla tossina che ha stroncato sua moglie e sua figlia, un elemento che gli investigatori stanno vagliando con attenzione.
Cinque nuove persone convocate in questura, il riserbo è totale
Sul fronte investigativo, le ultime notizie provenienti dalla Questura di Campobasso indicano un’accelerazione significativa: almeno altre cinque persone sono state convocate e ascoltate, e nelle ultime ore si è cominciato a parlare di nuovi sospettati. Chi siano, quale legame abbiano con la famiglia Di Vita – Di Ielsi, e su quali basi gli inquirenti abbiano allargato il perimetro degli indagati, resta avvolto nel più stretto riserbo. Gli stessi investigatori, consapevoli della delicatezza di un caso che ha scosso il piccolo centro molisano di Pietracatella, filtrano ogni informazione con cautela. Non trapela nemmeno la natura delle piste seguite: si va dall’ipotesi di un gesto mirato contro le due donne, magari attraverso cibi o bevande contaminati, alla possibilità di un avvelenamento accidentale, benché la ricina non sia un veleno che si trova comunemente in ambiente domestico.
Audizioni serrate al Cardarelli, il veleno resta invisibile
Le due vittime, va ricordato, erano state ricoverate più volte nel dicembre scorso all’ospedale Cardarelli di Campobasso, prima che i medici riuscissero a inquadrare la natura tossicologica della loro agonia. La ricina, ricavata dai semi della pianta di ricino (*Ricinus communis*), agisce bloccando la sintesi proteica delle cellule, e non lascia tracce evidenti se non attraverso analisi specifiche. Proprio questa caratteristica – l’invisibilità a occhio nudo e al palato – ha reso le indagini particolarmente complesse, costringendo i Ris e i tossicologi a lavorare per esclusione. Al momento, tutte le audizioni in questura proseguono a ritmo serrato, senza che sia stato formalizzato alcun atto d’accusa. E mentre Gianni Di Vita, da parte sua, ripete di pensare soltanto «alle mie figlie e a mia moglie», il giallo di Pietracatella rimane un capitolo aperto, con più domande che risposte e con il silenzio degli inquirenti che diventa, di giorno in giorno, sempre più pesante.




