Morte avvelenate a Pietracatella, nuova convocazione per la cugina di Gianni Di Vita

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Laura Di Vita, quarantenne, insegnante di sostegno, laureata, è tornata a sedersi – per la seconda volta in meno di dieci giorni – davanti agli agenti della Squadra mobile di Campobasso. L’interrogatorio, cominciato alle 15.30 di giovedì e prolungatosi fino alle 20, ha riacceso i riflettori su una vicenda che non smette di interrogare il Molise: la morte per sospetto avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, avvenuta a fine dicembre nella loro abitazione di Pietracatella. La donna ascoltata, che non è indagata ma viene sentita come persona informata sui fatti, abita a pochi metri dalla casa delle vittime, ora sotto sequestro; ed è proprio lì che, nelle settimane successive alla tragedia, ha ospitato l’ex sindaco del paese – Gianni Di Vita, marito e padre delle due donne – insieme alla figlia maggiore di lui, Alice, diciannovenne.

Un legame familiare stretto, quasi materno, con le vittime

La cugina, che le ragazze chiamavano familiarmente «zia», intrattiene da anni un rapporto molto intenso con il nucleo familiare di Gianni Di Vita. Non solo la frequentazione quotidiana, resa ancora più serrata dalla vicinanza delle rispettive abitazioni, ma anche una presenza costante nella vita delle due giovani: Sara, la quindicenne deceduta, e Alice, la superstite. È proprio questo legame, scandito da gesti di cura e consuetudini domestiche, a spiegare perché gli inquirenti – che procedono nell’inchiesta per duplice omicidio volontario coordinata dalla procura di Larino – abbiano ritenuto necessario risentirla dopo il primo verbale della scorsa settimana. In quella precedente occasione, Laura Di Vita era stata ascoltata per tre ore, lo stesso giorno in cui furono sentiti anche Gianni Di Vita e la figlia Alice.

Un faccia a faccia di oltre quattro ore in Questura

La seconda convocazione, giunta giovedì pomeriggio, ha avuto una durata ancora più lunga: dalle 15.30 alle 20, senza soste ufficialmente dichiarate. Fonti vicine all’indagine – per quanto si possa ricostruire da quanto trapela – riferiscono che le domande degli investigatori si sono concentrate sui giorni precedenti e successivi alla morte delle due donne, avvenuta tra Natale e la fine di dicembre. In particolare, gli agenti avrebbero cercato di ricostruire eventuali spostamenti, abitudini alimentari, accessi alla casa di Pietracatella e la conoscenza, da parte della cugina, della potenziale presenza di ricina – un veleno potentissimo, derivato dai semi di ricino, la cui letalità non lascia scampo. Non si esclude, secondo le stesse indiscrezioni di stampa, che gli inquirenti possano risentire a breve anche Gianni Di Vita in veste di padre e marito delle vittime, sebbene al momento nessuna nuova audizione sia stata formalizzata.

L’attenzione resta puntata su Laura Di Vita: nessuna accusa ma tanti punti oscuri

Chi è, dunque, questa donna sulla quale si concentra ora l’attenzione della procura? Laura Di Vita, quarant’anni, un lavoro nell’istruzione come insegnante di sostegno, vive da sola a poche decine di metri dall’abitazione sequestrata. Dalla tragedia, ha aperto le porte di casa sua al cugino Gianni e ad Alice, l’altra figlia diciannovenne scampata al veleno. Un gesto di solidarietà che, da solo, non basterebbe a spiegare due convocazioni ravvicinate. Ciò che rende complesso il quadro investigativo è l’assenza, fino a oggi, di elementi certi pubblicamente dichiarati: non si conosce con esattezza come la ricina sia entrata in contatto con madre e figlia, né se vi sia stato un terzo coinvolto nella somministrazione. Gli sviluppi giudiziari, in questo frangente, si nutrono esclusivamente di audizioni e riscontri tecnici, ancora in corso da parte dei Ris. Di certo, la ripetuta presenza di Laura Di Vita negli uffici della Squadra mobile – prima per tre ore, poi per quattro – indica che gli investigatori considerino il suo racconto come un tassello non secondario, forse decisivo, per provare a sciogliere il nodo di un duplice omicidio che ha sconvolto un piccolo centro del Molise.

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