La Festa della Donna al cinema, UCI dedica l’8 marzo a tre film diretti da donne

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   In un panorama cinematografico che, nonostante i passi avanti, fatica ancora a garantire pari opportunità e rappresentanza autoriale, l’iniziativa di UCI Cinemas per la Giornata internazionale della donna assume il sapore di una scelta di campo precisa e, verrebbe da dire, necessaria. L’8 marzo, infatti, il circuito propone una rassegna di tre film che, al di là del successo di pubblico e critica, condividono un denominatore comune tutt’altro che scontato: la regia femminile. L’omaggio alla figura della donna passa così attraverso lo sguardo di tre autrici contemporanee – Greta Gerwig, Paola Cortellesi e Monica Guerritore – che hanno messo in scena, ciascuna con il proprio linguaggio e la propria sensibilità, altrettante figure femminili complesse, lontane anni luce dagli stereotipi e capaci di abitare generi cinematografici diversissimi, dalla commedia brillante al dramma storico, dal racconto pop al ritratto intimo e sofferto.

Da Barbieland alla periferia romana, tre registe a confronto

La scelta di UCI, che per l’occasione propone i biglietti a un prezzo agevolato di 5,90 euro, mette in fila tre pellicole che hanno segnato (e in alcuni casi continuano a segnare) il dibattito culturale e sociale. Si parte con Barbie, il fenomeno globale firmato da Greta Gerwig che ha saputo trasformare un'icona di plastica in un pretesto per una riflessione ironica e spietata sulle contraddizioni del femminismo contemporaneo e sul patriarcato, giocando abilmente con i codici della fabbrica dei sogni hollywoodiana per sovvertirli dall'interno. Di tono e ambizione completamente diversi, C’è ancora domani di Paola Cortellesi – pellicola che ha riconquistato al cinema italiano un pubblico popolare e trasversale – rilegge la Roma del dopoguerra con uno sguardo modernissimo, mescolando neorealismo e musical, e mettendo in scena un racconto di emancipazione femminile che è anche un atto d’amore verso il cinema come strumento di coscienza civile.

A completare il trittico, e forse a rappresentare la scelta più audace e intima del lotto, c’è Anna di e con Monica Guerritore. Il film, lungi dall’essere una biografia tradizionale, è un'opera prima che scava nella leggenda e nella vulnerabilità di Anna Magnani, la grande attrice romana scomparsa nel 1973, cercando di restituire la tempra di una donna che ha fatto della sua autenticità, talvolta ruvida e ingombrante, la cifra della sua arte. Lontana dall’imitazione, la Guerritore – che del film è anche autrice e interprete – tenta un a corpo con il mito di Nannarella, e lo fa proprio nel settantesimo anniversario dell’Oscar vinto dall’attrice per La rosa tatuata e nell’ottantesimo di Roma città aperta. Non è un caso, del resto, che il film sia stato recentemente proiettato all’Istituto penale per i minorenni di Casal del Marmo, a Roma, dove la storia di una donna che ha saputo riscattarsi attraverso la forza e la determinazione ha incontrato il tema del recupero e della seconda possibilità, dimostrando ancora una volta come il cinema possa farsi veicolo di dialogo e crescita interiore.

Figure lontane dagli stereotipi e uno sguardo sul presente

Quella proposta dalla rassegna è dunque una galleria di ritratti femminili che rifiuta la facile retorica dell’eroina positiva e senza macchia. Da un lato, le Barbie (e la stereotipica perfezione di Barbie Land) si trovano a fare i conti con l’imperfezione del mondo reale e con le proprie crisi esistenziali; dall’altro, la Delia di Cortellesi lotta quotidianamente, con dignità e silenziosa ostinazione, per un futuro diverso per sua figlia, in un’Italia povera ma carica di voglia di riscatto. Con Anna, infine, si scava nella fragilità e nella forza di un’artista che ha vissuto sulla propria pelle le contraddizioni del successo e dell’amore, e che proprio nella sua testarda umanità ha trovato la grandezza. La Magnani, come del resto emerge dalle parole di chi l’ha raccontata, non è solo l’icona di Roma città aperta, ma una figura popolare e magnifica che ha lottato tutta la vita, e che ancora oggi, a distanza di decenni, continua a parlare alle nuove generazioni.

In un’epoca che troppo spesso banalizza il dibattito sui diritti e sulle pari opportunità, riducendolo a slogan o a mode passeggere, l’iniziativa di UCI Cinemas ha il merito di riportare l’attenzione sulla complessità del racconto, sulla necessità di uno sguardo plurale e sulla potenza di storie capaci di attraversare i generi e le epoche. Non si tratta di celebrare un giorno sul calendario, ma di offrire al pubblico l’opportunità di confrontarsi con tre modi diversi di intendere la regia, la scrittura e l’interpretazione femminile. Tre pellicole che, pur nella loro diversità, raccontano tutte di identità, di desiderio di libertà e di una femminilità che non si lascia imprigionare in definizioni precostituite: un messaggio, questo, che il cinema – quando è davvero tale – sa veicolare meglio di qualsiasi proclama.

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