Uci Cinemas e il nuovo Spielberg: «Disclosure Day» tra sala e dibattito

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’operazione, che parte dal multisala di Milanofiori (per la precisione a Opera, nel Milanese) con l’esplicito intento di trasformare la visione in esperienza partecipata, si ripete dopo il buon esito della prima edizione. Il meccanismo è semplice nella sua ambizione: “Beyond The Movies – PostCredits” non conclude l’evento con lo scorrere delle maestranze, ma apre una parentesi di discussione dal vivo. Questa sera, alle 20:00, tocca a Disclosure Day, l’ultima fatica di Steven Spielberg che, guarda caso, parla proprio di rivelazioni e di un pubblico che scopre la verità sugli alieni.

Un thriller della rivelazione tra fughe e segreti di stato

A settantotto anni (compiuti lo scorso dicembre), il regista non si è limitato a confezionare un semplice blockbuster; ha costruito quella che lui stesso definisce una sorta di “bookend” – un ideale contrappeso – per Incontri ravvicinati del terzo tipo. Il soggetto è suo, la sceneggiatura è firmata da David Koepp, il fedele sceneggiatore di Jurassic Park e La guerra dei mondi, e la pellicola immagina che gli extraterrestri non se ne siano mai andati dopo il ’77.

Al centro, un ex dipendente di una società privata (interpretato da Josh O’Connor) che fugge con un bottino di prove video accumulate in ottant’anni di insabbiamenti, mentre una presentatrice meteorologica (un’Emily Blunt scatenata) sviluppa improvvisamente capacità inspiegabili durante un servizio in diretta.

Le recensioni, va detto, si dividono: c’è chi parla di un ritorno alla “stupefacente meraviglia” (ABC Australia) e chi liquida l’operazione come un “deludente episodio di X-Files” (BBC), ma la performance della Blunt, capace di reggere toni seri e comici, viene salvata dalla critica pressoché all’unanimità.

L’estetica Kaminski e il tormentone delle «spille» per i fan

Da decenni, inseparabile dal suo direttore della fotografia Janusz Kaminski (quello della fotografia spettrale di Salvate il soldato Ryan), Spielberg ha curato ogni aspetto visivo di questo Disclosure Day. Nei backstage diffusi in rete, i due spiegano le scelte di ripresa, dalla luce notturna alle inquadrature claustrofobiche che restituiscono il senso di paranoia del protagonista. Ma c’è anche un aspetto più terreno, quasi da cineforum, nell’iniziativa di Uci.

Al termine della proiezione, i presenti non solo assisteranno a un talk con critici e giornalisti (organizzato in collaborazione con LongTake e CineFacts), ma potranno cimentarsi in un quiz a premi e portarsi a casa un poster esclusivo e una spilla ufficiale. Un modo, questo, per rendere tangibile un evento che altrimenti resterebbe chiuso nello schermo.

La sala è quella XL con proiezione 4K Laser, e l’appuntamento di stasera serve anche a testare se il pubblico italiano, di fronte a una storia che parla di segreti governativi e verità scomode, abbia voglia di fermarsi a parlarne, invece di uscire subito in corridoio.

Il dilemma dell’ottantenne che crede negli Ufo

Non è un dettaglio secondario, infine, che il regista abbia dichiarato ancora una volta di essere convinto che gli alieni esistano e che “ci abbiamo visitato”. Lo ha ribadito in una recente intervista concessa alla BBC in occasione della première londinese, dove ha sostenuto che la scoperta di una vita extraterrestre potrebbe finalmente unire l’umanità. Forse è proprio questa la chiave di Disclosure Day: un film che tenta di chiudere un cerchio iniziato nel 1964, quando il diciassettenne Spielberg realizzò un lungometraggio amatoriale in super8 su oggetti volanti non identificati.

Da allora le sue creature sono passate dall’essere amiche (E.T.) a nemiche (La guerra dei mondi), fino a diventare, in questo caso, lo specchio delle nostre paure e delle nostre censure. Il fatto che un’iniziativa come “PostCredits” scelga proprio questo titolo per la sua seconda uscita – con annessi quiz e gadget – suggerisce che anche l’industria dell’intrattenimento cerchi un contatto più profondo, qualcosa che vada oltre la semplice consumazione del biglietto.

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