Dark Eagle, il missile ipersonico che il Pentagono punta contro l’Iran

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nelle settimane segnate da una tensione ormai costante con Teheran, il Pentagono – senza clamori né annunci ufficiali – sta silenziosamente ridisegnando la propria postura offensiva in Medio Oriente. Il Centcom, il comando americano che dalla Florida coordina le operazioni su una regione vastissima, ha infatti accelerato il trasferimento di uomini e mezzi nel Golfo. Non si tratta, come qualcuno potrebbe supporre, di una mobilitazione puramente difensiva; al contrario, questi schieramenti rappresentano strumenti di pressione tangibili, capaci di trasformarsi in attrezzi letali nel momento in cui le trattative dovessero arenarsi. Tra i sistemi più attesi – e più a lungo rimandati – c’è ora il Dark Eagle, un missile ipersonico a lungo raggio il cui debutto operativo potrebbe concretizzarsi proprio nel teatro iraniano.

Un’arma pensata per superare ogni difesa

Progettato per colpire bersagli strategici situati a profondità notevoli, il Dark Eagle vanta una portata superiore ai 2.700 chilometri. Una distanza, questa, che lo rende capace di raggiungere obiettivi ben oltre le linee difensive nemiche, riducendo al contempo i tempi di intervento in maniera drastica. La sua peculiarità, a differenza di altri vettori convenzionali, risiede nella combinazione tra velocità ipersonica – si parla di oltre cinque volte quella del suono – e una traiettoria altamente manovrabile. Ne consegue che i radar tradizionali faticano a tracciarlo, mentre i sistemi anti-missile attuali lo intercettano con difficoltà se non con vero e proprio fallimento. L’arma, concepita per attacchi ad alto valore strategico – centri di comando, infrastrutture di comunicazione, radar – basa gran parte del proprio potenziale distruttivo sull’energia cinetica. La carica esplosiva trasportata è infatti relativamente modesta, attestandosi su circa quindici chilogrammi.

L’incognita dell’operatività e il pressing del Centcom

Nonostante anni di ritardi accumulati durante la fase di sviluppo – che ne hanno più volte frenato la piena operatività – lo scenario mediorientale sembra aver impresso una svolta decisiva. Secondo quanto riportato da Bloomberg, il Comando Centrale statunitense avrebbe ufficialmente richiesto l’autorizzazione per dispiegare il Dark Eagle nella regione. L’obiettivo dichiarato, o almeno quello che filtra dai canali informali, sarebbe quello di neutralizzare i lanciatori mobili di missili balistici iraniani, spesso nascosti nelle zone più profonde del territorio. Si tratterebbe, va detto, del primo impiego operativo della piattaforma: un sistema che non è ancora stato dichiarato pienamente operativo, ma che il Centcom considera ormai indispensabile per equilibrare la capacità di deterrenza iraniana.

Pressione, diplomazia e la minaccia nascosta

Gli armamenti accumulati – cruise, intercettori, pezzi navali e ora appunto ipersonici – assolvono a una duplice funzione. Da un lato, spingono i Guardiani della Rivoluzione a cedere alle richieste diplomatiche americane. Dall’altro, si configurano come una risposta concreta nell’eventualità di un’escalation. Non vi è, in questa fase, alcuna certezza su un prossimo utilizzo bellico; nondimeno, il solo schieramento del Dark Eagle altera i calcoli strategici. Un eventuale conflitto, dicono gli analisti, non si giocherebbe più solo sul piano delle rappresaglie missilistiche a corto raggio, ma su una capacità – finora assente nei teatri americani – di decapitare la catena di comando iraniana in pochi minuti. La cronaca degli ultimi anni, inclusi alcuni episodi della guerra ombra tra i due Paesi, ha mostrato come gli attacchi a infrastrutture critiche e i sabotaggi siano stati condotti con mezzi tradizionali: l’introduzione del Dark Eagle cambierebbe questa grammatica bellica, anche se l’arma, per ora, attende ancora il via libera definitivo.

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